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“L’alba della storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa” di Guido Barbujani

a cura di Giacomo Milazzo

Recensione

Un gruppo etnico è un gruppo di persone convinte di appartenere allo stesso gruppo etnico (Siegfried Nadel)

L'Alba della StoriaQuando l’umanità ha iniziato a coltivare e addomesticare animali, è iniziata una nuova era. Da allora, ambiente, cibo, aspetto e struttura sociale sono cambiati completamente.
Dallo studio del DNA a quello delle lingue, dagli scavi archeologici alle manipolazioni genetiche, Guido Barbujani descrive eventi storici che hanno avuto origine circa 10.000 anni fa, o poco più, eventi non a caso definiti come rivoluzionari.

Diecimila anni fa si sono messe in moto trasformazioni che ancora ci riguardano, che influenzano tuttora il nostro modo di lavorare, di vestirci, di mangiare, di confrontarci con gli altri membri della nostra comunità. Una rivoluzione che ha cambiato anche l’ambiente intorno a noi e le nostre relazioni con piante e animali, tanto che il DNA – sia il nostro, sia quello di molti animali e piante – ne è uscito diverso. Fu definita, non a caso, Rivoluzione neolitica: il momento in cui, più che in qualunque altro, biologia e cultura si sono intrecciate, influenzandosi a vicenda e producendo la nostra storia. Il passaggio da un’umanità in precedenza sempre affamata e costantemente alla ricerca di cibo, ad una che iniziò a produrre e conservare il cibo di cui aveva bisogno, e quindi a crescere e a diffondersi sul pianeta. Nel giro di qualche millennio la rivoluzione è arrivata ovunque, sulle gambe dei rivoluzionari che dalla Mezzaluna fertile, dalla Cina, dall’America centrale e dalle Ande hanno esportato in tutto il mondo i propri geni, le piante coltivate e gli animali allevati. È da allora che la nostra impronta ecologica inizia a crescere: abbiamo iniziato ad abbattere foreste, per farne campi e pascoli, modificando il paesaggio; abbiamo smesso di essere nomadi, costruendo villaggi e poi città dove ha preso forma la nostra società, anche in certi suoi aspetti che sembrerebbe difficile collegare alla preistoria. Se oggi in Europa molti digeriscono il latte, se abbiamo la pelle chiara e parliamo lingue che si somigliano, è grazie alle migrazioni neolitiche. E non è tutto: abbiamo cominciato a modificare geneticamente piante e animali proprio allora e non abbiamo mai smesso. Ripensarci – oggi che la consapevolezza è cresciuta – ci permette di ragionare più lucidamente su costi e benefici della moderna ingegneria genetica. Allo stesso modo, ricordare come per millenni l’umanità si sia ripetutamente spostata e rimescolata può aiutarci a osservare con meno ansia le trasformazioni che la nostra società sta attraversando, e a spegnere qualche allarme ingiustificato.

L’Autore è innanzi tutto un genetista, e come tale i suoi libri ci parlano soprattutto di come la genetica abbia a che fare con la nostra vita e di come molte questioni restino tuttora aperte, nonostante gli enormi progressi recenti. Per capire come le conoscenze scientifiche possano essere utilizzate nelle loro enormi potenzialità dobbiamo discuterne su un terreno comune. Se da una parte non siamo ancora in grado di stabilire ciò che è lecito o utile fare possiamo però affermare con certezza che argomenti come quelli della sostituzione etnica, o delle razze umane siano clamorose fesserie da non considerare: e tutto questo lo dobbiamo al terreno comune della scienza e della conoscenza. Parafrasando l’Autore, per prendere confidenza con questo terreno questo viaggio nel passato in cui ci accompagna, ha certamente senso.

Il libro si apre con una riflessione sulla rivoluzione tecnologica contemporanea e sulle sfide del presente confrontate con quelle del passato. L’Autore sottolinea che l’umanità sta affrontando cambiamenti climatici sociali ed economici di proporzioni globali ma ci invita a guardare indietro a un altro periodo di grandi trasformazioni: il Neolitico,  periodo iniziato circa 10.000 anni fa, o meglio 11.000, nel famoso territorio della cosiddetta “Mezzaluna Fertile” e, circa 1.000 anni dopo, in Anatolia. Periodo che è connotato dall’esser stato un momento di rivoluzione fondamentale per l’umanità, che ha cambiato il modo di vivere, lavorare e interagire con il mondo naturale attraverso la transizione da una società di cacciatori-raccoglitori, spesso piuttosto prede che predatori, oltre che saprofagi alla bisogna, ad una basata sull’agricoltura e l’allevamento. Modificando così profondamente il proprio ambiente ma anche il proprio DNA, attraverso mutazioni e ibridazioni di popolazioni diverse, così come ha modificato quello delle specie animali e vegetali di cui ha fatto uso, per nutrirsene o per affiancarlo nelle attività agricole.

Il Neolitico ha rivoluzionato i geni delle piante, degli animali e dell’umanità, ha rinnovato le nostre relazioni sociali e le nostre lingue, mettendoci di fronte a situazioni inedite, provocando in molti casi una vera e propria sostituzione etnica, situazioni che molto hanno a che vedere col presente o addirittura con l’attualità. Rivoluzione quindi intesa come cambiamento profondo nelle strutture economiche e sociali, e spesso accompagnato da innovazioni tecnologiche.

Proprio per comprendere meglio il presente questa trasformazione epocale va analizzata.  Per usare le parole dell’Autore «Forse (forse) può aiutarci il pensiero che la rivoluzione climatica, scientifica, tecnologica e sociale a cui, volenti o nolenti, partecipiamo, non è la prima. E forse (forse) ragionare su una rivoluzione che l’ha preceduta, anche se nella preistoria, può aiutarci a capire un po’ meglio cosa ci sta succedendo, e quindi a discriminare fra preoccupazioni giustificate (tantissime) e ansie infondate (parecchie anche loro).».

Prima del Neolitico la vita era caratterizzata dalla ricerca costante di cibo seguendo i cicli naturali di caccia e raccolta. Con la scoperta dell’agricoltura si è verificato un cambiamento fondamentale perché le persone hanno iniziato a coltivare piante e ad allevare animali diventando sedentarie, portando al tempo stesso alla nascita dei primi insediamenti stanziali, da piccoli accampamenti a villaggi, e successivamente città con popolazioni in aumento; evoluzione che ha consentito la divisione del lavoro, lo sviluppo di nuove strutture sociali, inclusi ruoli specializzati come quelli dei militari, dei sacerdoti e dei governanti, segnando quindi l’inizio della società organizzata in classi.

La crescita demografica ha anche creato nuove sfide, quali la necessità di espandere le terre coltivabili, innescando migrazioni e conflitti tra popolazioni residenti in aree diverse.

L’Autore quindi ci accompagna nell’esplorazione di queste trasformazioni in Europa a partire dalle scoperte del genetista Luca Cavalli Sforza e dei suoi collaboratori, che dimostrò come l’agricoltura sia arrivata dal Vicino Oriente attraverso migrazioni di popolazioni; migrazioni che non solo hanno diffuso nuove tecniche agricole ma che hanno anche modificato il DNA delle popolazioni europee segnando una svolta decisiva nella storia dell’umanità. Viene approfondito il ruolo delle piante durante la rivoluzione neolitica, raccontando la storia della domesticazione delle piante ed evidenziando come i primi agricoltori abbiano selezionato varietà vegetali più adatte alle loro esigenze, iniziando già allora radicali trasformazioni del paesaggio e della biodiversità. Affascinante il racconto del lavoro di Nikolaj Vavilov, genetista russo che ha studiato l’origine delle piante coltivate e che ha identificato i cosiddetti centri di Vavilov, otto regioni del mondo caratterizzate da un’alta biodiversità dove si sono sviluppate le principali coltivazioni. Tra queste spiccano la famosissima zona della “Mezzaluna Fertile”, alcune aree della Cina meridionale, l’India e l’America centrale. Attraverso un processo che oggi definiremmo ingegneria genetica preistorica l’Autore spiega come le piante siano state selezionate per caratteristiche specifiche, come la produttività e la resistenza, come nel caso del mais derivato dal teosinte, e che ha subito una trasformazione radicale grazie alla selezione artificiale diventando una delle coltivazioni più importanti al mondo. Processo che è stato possibile grazie alla comprensione da parte dei primi agricoltori dei meccanismi di incrocio e selezione, pur non avendo ovviamente le moderne conoscenze scientifiche ma tanta inventiva e saggezza. Analogamente la domesticazione del grano ha avuto un impatto fondamentale sull’alimentazione umana, trasformandolo da una primitiva in diverse varietà coltivate, tra cui il grano tenero e il grano duro, attraverso incroci spontanei e selezione umana, con un processo che ha portato alla comparsa di piante più produttive ma completamente dipendenti dall’uomo per la loro riproduzione, ad evidenziare il legame profondo tra agricoltura e civilizzazione.

Diffusione dell'agricolturaTra le conseguenze sociali della rivoluzione neolitica con la nascita delle prime città, l’aumento della produzione agricola ha permesso lo sviluppo di insediamenti stabili che si sono evoluti in centri urbani complessi. Centri che hanno favorito la specializzazione del lavoro con l’emergere di artigiani, commercianti e la formazione di una classe politica o di gerarchie che hanno portato ad accentuare disuguaglianze sociali, accentuate con l’accumulo di risorse e col controllo del potere da parte di una minoranza elitaria, minoranza che nel corso del tempo ha spesso contribuito a diffondere la propia lingua a sostituire quella nativa, proprio come accadde in tempi recenti con il processo di colonizzazione delle americhe o del continente africano. Le città hanno inoltre introdotto nuove sfide, quali quelle legate alla gestione dell’acqua, della costruzione di infrastrutture e della difesa dagli attacchi esterni ma anche e soprattutto, dal punto di vista dello sviluppo, la nascita di importanti reti commerciali che hanno collegato le città tra loro favorendo lo scambio di beni, idee e tecnologie, contribuendo alla diffusione della scrittura e del calcolo, oltre ad altre innovazioni culturali, segnando il limite a partire dal quale nasce la storia documentata.

Un aspetto fondamentale su cui l’Autore si concentra è quello delle migrazioni umane durante il Neolitico, evidenziando come esse abbiano modellato le popolazioni moderne; spinte dalla ricerca di nuove terre coltivabili, dalla pressione demografica e spesso innescate da cambiamenti climatici, hanno portato alla diffusione dell’agricoltura e delle tecnologie associate Africa, Asia ed Europa. Le informazioni genetiche tracciano i movimenti delle popolazioni e mostrano come le interazioni tra gruppi diversi abbiano arricchito il patrimonio genetico e culturale dell’umanità, in coevoluzione biologica e culturale: un esempio famoso è dato dal confronto tra i cacciatori-raccoglitori europei, ampiamente diffusi già da diverse migliaia di anni, e gli agricoltori neolitici provenienti dall’Anatolia e più in generale dal Vicino Oriente. Le due popolazioni si sono incontrate e mescolate dando origine a un nuovo panorama genetico e culturale e l’Autore sottolinea come queste migrazioni abbiano avuto un impatto duraturo sulla diversità umana, dimostrando che la storia dell’umanità è soprattutto una storia di mescolanze e condivisioni.

Altro pilastro della Rivoluzione neolitica fu dato dalla domesticazione di diverse specie animali, bovini, ovini, suini, non solo per esigenze alimentari o di lavoro, ma anche già allora come compagnia e aiuto in funzioni diverse, favorendo l’agricoltura e il commercio e che ebbe ovviamente conseguenze genetiche importanti: primo esempio fra tanti il percorso che dal lupo ha portato al cane ed alle sue varietà, il primo animale addomesticato che ha instaurato un rapporto unico con l’uomo.

Mappa linguistica della parola "madre"Particolarmente interessante è il confronto tra la teoria della diffusione culturale e linguistica e quella della migrazione fisica, a cui viene dedicato un capitolo. Le migrazioni infatti hanno avuto un ruolo fondamentale sulla diffusione delle lingue e l’Autore racconta la storia di queste ricerche, utilizzanti stavolta sia metodi genetici che linguistici, ed analizza il ruolo della famiglia linguistica indoeuropea che si è diffusa a partire dal Vicino Oriente durante il Neolitico, confrontando e correlando evidenze archeologiche e studi sulla parentela linguistica tra lingue, dipingendo uno scenario affascinante che illustra come l’espansione dell’agricoltura abbia modellato il panorama linguistico dell’Eurasia. Senza dimenticare di evidenziare la diffidenza e la reticenza da parte dei linguisti ad integrare quanto la genetica può offrire: mentre alcuni studiosi sostengono che le lingue si siano diffuse attraverso il semplice contatto culturale tra popolazioni e migranti l’Autore evidenzia invece come i dati genetici dimostrino una mescolanza significativa, suggerendo che i parlanti originali si siano spostati fisicamente e che questi movimenti non sono abbiano plasmato le lingue, ma anche introdotto cambiamenti nel DNA delle popolazioni moderne, lasciando tracce indelebili che portano l’Autore a collegare le trasformazioni neolitiche al presente e al futuro dell’umanità. La Rivoluzione neolitica viene dunque presentata come una lente attraverso cui comprendere le dinamiche di cambiamento globale e offrendo spunti per affrontare le sfide attuali. Alla luce delle esperienze passate si può ulteriormente riflettere sull’impatto dell’agricoltura intensiva attuale, sulle moderne migrazioni e sulle crisi ambientali. Come nel Neolitico anche oggi ci troviamo di fronte a un momento di svolta in cui l’interazione tra tecnologia, ambiente e società sta trasformando il mondo, svolta che ci invita a prendere decisioni consapevoli basate su una comprensione profonda delle connessioni tra storia, biologia e cultura, per costruire un futuro sostenibile.

Un messaggio ancora una volta di responsabilità collettiva: l’umanità ha già dimostrato di poter affrontare grandi sfide trasformative, sebbene non senza costi, e proprio per questo la lezione che vi viene dal passato dev’essere usata per affrontare il cambiamento al minor costo possibile.

Guido Barbujani
Guido Barbujani

Guido Barbujani insegna Genetica all’Università di Ferrara. Si occupa delle origini e dell’evoluzione della popolazione umana. Ha pubblicato numerosi testi letterari di divulgazione, tra cui due recensiti l’anno scorso in questa rubrica Il giro del mondo in sei milioni di anni (con A. Brunelli, Il Mulino 2018) e Come eravamo. Storie dalla grande storia dell’uomo (Laterza 2022).

L’Autore ci racconta il suo libro
Le razze non esistono