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“Un nuovo modo di vivere. Affrontare l’aumento delle temperature e il declino delle energie fossili” di Fred Vargas

a cura di Giacomo Milazzo

Un Nuovo Modo di Vivere

«Non posso dire che la lettura di questo libro sia paragonabile a quella di un romanzo poliziesco. Eppure, in fondo, si basa su momenti di suspense: a quale caldo andiamo incontro? Mortale, insostenibile, difficile ma sostenibile? Momenti di suspense che, non lo nascondo, ho vissuto io stessa a denti stretti»

Che tipo di calore sperimenteremo? Quali soluzioni avremo per nutrirci? Questo il titolo originale.

Vorrei iniziare con una provocazione tra il serio e il sarcastico…
Non compratelo. Leggetelo magari solo se qualcuno vi ha regalato un qualche formato elettronico. Mi chiedo con quale coraggio Einaudi abbia potuto pubblicare un libro del genere. Forse perché l’autrice ha fama di scrittrice di gialli. E che razza di campanilista poi: riferimenti continui alla Francia, a quel che ne sarà, a cosa accadrà. Come se nel contesto della crisi climatica o energetica, che sono globali, la Francia fosse completamente isolata e indipendente dal resto del mondo.

E la grandeur di Francia emerge anche nell’uso continuo (che la traduttrice ha riportato senza correzione alcuna) di acronimi internazionali noti, nelle loro versioni francesi: un esempio per tutti. L’uso continuativo di Giec, quanti lo conoscono? Su dai, ammettetelo, molto pochi. Ho verificato su Wikipedia francese, è Groupe d’experts intergouvernemental sur l’évolution du climat ou GIEC…chi? Ma è IPCC! Lasciarlo così no eh?

«Torneremo alle caverne» disse l’emiro aprendo la COP28 a Dubai. Gli scenari che dipinge l’Autrice non sono così catastrofici ma ci vanno vicino…ah, sempre senza tener conto che la Francia non è che sia un’isola felice isolata dal mondo che sarà riciclare e riconvertire, adattarsi e mitigare passando da diesel a carri trainati da buoi e cavalli…senza più nutrirsene. Non ci credete? Leggetelo. Ah!…no!

Altra cosa piuttosto fastidiosa e antipatica, che pone l’Autrice su un piedistallo d’autorità auto conferita, è il continuo elargire indicazioni, consigli, strategie, modi di fare e affrontare questo o quello: quell’uso della prima persona plurale che sembra un maiestatis in faremo, controlleremo, agiremo…e la maniacale ricerca della precisione decimale nello snocciolare scenari di temperature, 3,77 °C, no, 2,15; o ancora 40.923.421 veicoli…senza tener conto che magari Monsieur Travet la macchina se l’è venduta.

Il libro è infarcito di dati, il più delle volte corretti, ma del tutto fuori misura quando fa delle proiezioni, delle previsioni, cosa difficile, soprattutto per il futuro (parafrasando Bohr, che forse non l’ha mai detto). E le fonti poi appaiono a tratti variegate e decisamente autorevoli, ma il più delle volte sono limitate a due o tre personaggi, piuttosto conosciuti in Francia, ma del tutto assenti dalle ricerche estese al di fuori di quel paese: personaggi noti per le loro posizioni piuttosto…singolari.

Mah…chi vivrà vedrà, si dice.

Però…la verità è che il libro fa arrabbiare, davvero! Perché c’è parecchia verità ineluttabile dietro tutto ciò. C’è qualcosa che nessuno, tra chi ha il potere di decidere, sta tenendo in considerazione. Persino IPCC continua a elargire scenari che non tengono conto della deflazione dei combustibili fossili e di ciò che ne conseguirà.

Nonostante ciò, dietro tutto ciò c’è competenza, studio, verifica, passione e serietà. E la sostanza c’è, ed è riassumibile in poche parole, utile soprattutto a far riflettere, a pensare a cose a cui si pensa raramente.

La crisi climatica, il riscaldamento globale? Non sono un gran problema, l’aumento di temperatura non sarà poi così disastroso, e il motivo è che già a partire dalla seconda metà del XXI secolo le emissioni di gas serra diminuiranno, dapprima perché non ci sarà più tutto il petrolio attuale da bruciare, poi il gas, e infine il carbone. E non tanto perché le riserve saranno state prosciugate, quanto perché (e la corsa a non investire da parte delle banche è già iniziata) estrarlo e trasportarlo sarà sempre meno lucrativo.

Il picco del petrolio non è una solo una vecchia teoria. La rarefazione e poi la scomparsa del petrolio, del gas e del carbone, rallentando il riscaldamento globale, ci manterranno in uno scenario tutto sommato…sostenibile. A quale prezzo? Con un bel salto all’indietro nel passato.

La deflazione degli idrocarburi, e in particolare la fine prematura dello sfruttamento del petrolio, provocherà una gravissima crisi economica, con conseguenze molto pesanti sui nostri mezzi di sussistenza e sulla loro precarietà. Allo stesso tempo sarà evidentemente benefica, perché affosserà un gran numero di industrie che smetteranno così di emettere CO2 e altri inquinanti, rallenterà l’acidificazione degli oceani, metterà fine all’agro-allevamento industriale e al suo ingente consumo e inquinamento delle acque, alla degradazione qualitativa dei suoli, al loro compattamento che ostacola l’attività biologica e alla conseguente riduzione dei nutrienti, pulirà gradualmente le acque fluviali a vantaggio di una pioggia più pura che le rinvigorirà. Tutti questi vantaggi cumulati salveranno miliardi di vite, che non sarebbero sopravvissute con altri scenari di emissioni fuori controllo, o che ne avrebbero sofferto molto.

Un destino migliore che non dobbiamo in alcun modo all’intervento dei governi, i quali anno dopo anno non fanno che peggiorare lo stato del mondo, ma bensí esclusivamente ai vincoli geologici che la natura ci impone. Un destino migliore ma molto difficile.

I più penalizzati? Ma noi occidentali, i ricchi del mondo, quei pochi punti percentuali di umanità che consuma e spreca tanto quanto la stragrande maggioranza degli umani di questo pianeta.

Come direbbe l’Autrice, ça va sans dire.

Questa interruzione, che bisogna assolutamente rendere provvisoria, è già in corso in Europa e si estenderà al resto del mondo.

Un esempio tra tanti, che ci mette concretamente di fronte all’enorme cantiere che si apre davanti a noi e davanti al quale potremmo stare a guardare, rassegnati, impotenti e piegati in attesa delle tempeste, dal momento che non ci aspettiamo nulla di risolutivo da parte dei nostri responsabili politici attuali e futuri, un’inazione governativa, questa, che IPCC osserva e denuncia molto fermamente nei suoi ultimi due rapporti globali, AR5 del 2014 e AR6 del 2021-22.

Quando in realtà ora più che mai è importante agire, respingere la negazione, non cedere al fatalismo ed esortare i nostri responsabili a pensare e concepire realmente questo futuro – anziché limitarsi a rivolgergli uno sguardo rapido e senza seguito –, e prevederne poi le conseguenze per poter lavorare a mitigare gli shock futuri, che si tratti di preparare le nostre nuove mobilità, ricomporre i nostri territori e le nostre culture, rilanciare l’artigianato, difendere i mezzi di comunicazione e l’illuminazione del passato… e tutte quelle misure che ho elencato e che è indispensabile organizzare a monte. Spingere all’azione concreta, anche grazie a meccanismi gentili come quelli proposti nel libro “La cerniera. La spinta gentile al servizio della sostenibilità” di Irene Ivoi.

Manca una volontà politica, sottolinea IPCC, che veda come noi, COP dopo COP, i governi del mondo fare promesse che poi non mantengono. Governi che mancano non solo di questa volontà, ma anche di una conoscenza approfondita della situazione e delle gravi carenze delle soluzioni proposte, sulle quali si appoggiano senza ulteriori riflessioni. Una gestione, finora, che appare piuttosto fallimentare.

Governi che per primi ripongono la propria fiducia nella mobilità elettrica di massa, nell’idrogeno, nella biomassa, nei biocarburanti, senza però informarsi sui limiti e sulle lacune di questi mezzi e comprendere che tutto questo non ci salverà. Peccato che senza conoscenza, conoscenza totale e non superficiale, non possa esistere la coscienza chiara del futuro, la coscienza di dover agire al più presto. Nella stragrande maggioranza dei paesi europei nessuna delle loro ultime campagne elettorali il tema dell’emergenza ecologica è stato quasi del tutto assente, ad emblema del drammatico divario tra la realtà fattuale e lo stato d’animo dei politici, teoricamente deputati a vigilare sul futuro del paese. E in quanto tali, a conoscere tutto sullo sconvolgimento che sta arrivando.

Questo sconvolgimento ci proietterà inevitabilmente in un altro mondo, dopo un secolo trascorso, per quanto riguarda i paesi più avvantaggiati, in una condizione di comfort e crescita quasi eccessivi. Un nuovo mondo e uno stile di vita di fronte ai quali saremo disorientati, impreparati, inadatti, persino minacciati, se non avremo compiuto gli sforzi di previsione necessari, ma essenzialmente vivi. Vivi, ma in mancanza di beni di prima necessità, a cominciare dagli alimenti e dall’acqua, che scarseggeranno in molte parti del mondo. Per non parlare della scarsità o assenza di qualsiasi altro tipo di bene non essenziale.

Ma quanto è realistica l’analisi di Vargas? «Condivido gli inviti volti a un aumento della resilienza per un futuro con diminuzione dei combustibili fossili», spiega il climatologo Luca Mercalli. «Tuttavia non prenderei gli scenari dell’IPCC con la precisione del decimo grado, visto che sono ordini di grandezza, ma anche 2-3 gradi in più rischiano di consegnarci a un pianeta ostile; e soprattutto sottolineo il fatto che nessuno conosce la possibilità di attivazione dei punti di non ritorno, quindi potrebbe verificarsi uno ‘scenario peggiore’ inedito anche con aumenti termici più limitati. Insomma», continua Mercalli, «È vero che probabilmente non c’è abbastanza materiale fossile per far aumentare il CO2 come dice IPCC nel caso peggiore, ma nessuno conosce l’effetto di combinazione multipla di varie crisi, se non che porterebbero a conseguenze mai viste. Tutto suggerisce la prudenza nell’interagire con i delicati meccanismi planetari, indipendentemente dal sindacare su un decimo di grado in più o in meno: inoltre il libro è stato scritto prima della retromarcia sul clima di Trump». In sintesi, conclude il climatologo, «avremo tutti e due i problemi: riscaldamento globale ed esaurimento dei combustibili fossili. Uno non deve coprire l’altro, ma non possiamo non ricordare che risolvendone uno (con le energie rinnovabili), si risolve anche l’altro».

Posizione, per me, anche quest’ultima, forse troppo ottimistica. Per dirla come raccomanda un altro famoso climatologo italiano, Antonello Pasini, nel suo recente libro “La sfida climatica. Dalla scienza alla politica: ragioni per il cambiamento”, la climatologia è scienza assai complessa: prudenza dunque.

Di fronte a scenari quindi che qualcuno ha definito di realismo energetico, cambiare comunque non è solo auspicabile, ma necessario.

Il libro ruota attorno a una tesi di fondo: il nostro futuro sarà plasmato insieme dal riscaldamento globale e dal rapido declino geologico di petrolio, gas e carbone, più che da scelte politiche graduali e reversibili. L’Autrice, da scrittrice e non da climatologa, parte da domande molto concrete – quanto farà caldo, come ci sposteremo, come comunicheremo, come ci nutriremo – e le incrocia con gli scenari dell’IPCC sul clima e con i dati sui picchi produttivi dei combustibili fossili, mostrando che andiamo verso un mondo «essenzialmente vivo ma povero di beni essenziali».

Nella prima parte ricostruisce i quattro scenari di IPCC e relativi al riscaldamento entro il 2100, indicando come più probabili quelli in cui le emissioni iniziano a calare a metà secolo, con un aumento di circa 2 gradi su scala globale e oltre 3 sulle terre emerse: un clima difficile ma ancora vivibile, aggravato dal disgelo del permafrost e dall’aumento degli eventi estremi. Il cuore del libro, però, è dedicato al picco e al declino dei tre idrocarburi, in particolare del petrolio, che alimenta trasporti, agricoltura industriale e globalizzazione: ogni punto percentuale in meno di petrolio, ricorda, trascina verso il basso PIL, commercio e capacità degli stati di garantire beni e servizi. Ne deriva una crisi di approvvigionamento non solo energetico ma materiale: difficoltà a mantenere catene lunghe per cibo, carta, sapone, legname, rifiuti, fino alla messa in discussione della continuità delle reti digitali stesse.

Da qui la critica alle soluzioni tecnologiche mainstream – biocarburanti, idrogeno, auto elettrica di massa, elettrificazione di aerei e navi – giudicate incapaci di sostituire integralmente i fossili in termini di volume e di tempi, anche per limiti fisici di biomassa e di materie prime critiche. Si costruisce così uno scenario in cui la mobilità umana diventa più rarefatta, locale e lenta; i trasporti servono prima di tutto beni vitali; e l’agricoltura deve ridursi di scala, fino a reintrodurre trazione animale e riordino fondiario come strumenti di resilienza. Sullo sfondo, il digitale perde la sua aura di eternità: le infrastrutture informatiche vengono viste come un lusso energivoro che, in condizioni di scarsità, non potrà più sostenere l’attuale ubiquità e ridondanza di schermi, cloud e social, costringendoci a rimaterializzare molte comunicazioni.

Un saggio ibrido dunque, a metà tra monito e manuale di sopravvivenza, che non indulge nella catastrofe assoluta ma nemmeno in rassicurazioni tecnologiche: ci prepara a un nuovo modo di vivere fatto di meno consumi, meno mobilità, più prossimità e solidarietà, dove la resilienza non è uno slogan ma una necessità quotidiana.

Fred Vargas

Fred Vargas

Fred Vargas (Parigi, 7 giugno 1957), pseudonimo di Frédérique Audoin-Rouzeau, è una storica, archeologo e scrittrice francese. I suoi romanzi polizieschi hanno vinto numerosi premi. I suoi personaggi sono spesso persone atipiche, logorate dalla vita ma sempre pronte a battersi. I suoi romanzi sono principalmente ambientati a Parigi e raramente indulgono a scene di violenza o sesso dando invece spazio a poesia, umorismo e storia. Dalle sue opere sono stati tratti alcuni film per la televisione.
Fred Vargas (Fred è il diminutivo di Frédérique, mentre Vargas è lo pseudonimo usato dalla sorella gemella, pittrice contemporanea) è ricercatrice presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche e si occupa di storia e archeologia medievale. Fred Vargas ha scritto il suo primo romanzo poliziesco, Les Jeux de l’amour et de la mort, a metà degli anni ’80, parallelamente al suo lavoro da archeologa. Da allora ha pubblicato una quindicina di romanzi, racconti e due fumetti.

Intervento dell’Autrice sul suo precedente libro

INDICE
(Premessa)
1. A quali condizioni climatiche andiamo incontro?
1. I quattro scenari di riscaldamento del Giec entro il 2100.
2. Il disgelo del permafrost.
3. Le temperature sulle terre.
4. Gli eventi climatici futuri legati al riscaldamento.
5. I picchi geologici dei combustibili fossili e il loro declino.
2. Il picco del petrolio e il suo declino
3. Le conseguenze del declino petrolifero
1. La recessione e i suoi impatti economici.
2. Paesi importatori o esportatori.
3. La caduta dei gas serra e la temperatura.
4. Il parco circolante, aeronautico e marittimo in Francia dal 2022 al 2040
1. Il trasporto termico.
2. Il trasporto a Gnv e a bioGnv.
3. Il trasporto a etanolo.
4. Il trasporto a biodiesel.
5. Il trasporto elettrico.
6. Il trasporto a gas di sintesi.
7. Il trasporto a idrogeno.
8. La longevità del parco circolante in Francia.
9. Il trasporto aeronautico e marittimo.
5. L’alternativa per il futuro dei trasporti
6. Il trasporto di beni fino al 2040 (2045)
1. L’approvvigionamento alimentare.
2. La distribuzione di altri beni di base: carta, sapone e altri prodotti.
3. Il trasporto del legno dopo il 2035-2045.
4. La raccolta dei rifiuti.
5. La raccolta dello sterco di cavallo.
6. Il servizio postale e le comunicazioni.
7. La fine delle comunicazioni?
7. Lo spostamento delle persone
1. La mobilità delle persone fino al 2040.
2. La mobilità delle persone a partire dal 2040.
3. Le bici cargo elettriche.
4. Il futuro dei veicoli elettrici.
5. Il riciclo delle batterie.
6. La fabbricazione di pneumatici nuovi e il riciclo degli pneumatici usati.
8. Il futuro della nostra mobilità dopo il 2040-2045
1. Il potenziale e le necessità dei cavalli da tiro.
9. La trazione animale e il riordino fondiario: le due chiavi per la nostra sopravvivenza
1. I trattori.
2. La fine dei trattori termici e la trazione animale.
3. Il riordino fondiario: la microparcellizzazione.
4. Le attrezzature per gli animali da tiro.
10. Il picco del gas naturale
11. Il picco del carbone
12. Conseguenze dei picchi delle tre energie fossili sul riscaldamento
13. Il consumo di energia finale all’orizzonte del (2040)- 2050
14. Il picco della deforestazione
15. La mancanza di materie prime e di batterie: la fine del digitale?
Appendice
1. Dettagli sull’approvvigionamento alimentare e altri beni.
2. La frutta e la verdura.
3. Il grano.
4. La carne.
5. Il latte e i suoi derivati.
6. La barbabietola e lo zucchero.
7. L’olio di girasole e di oliva.
8. Il pesce.
9. Le bevande alcoliche.
10. Le patate.
11. Il mais.
12. Il sale.
13. Esempi di qualche altro prodotto di base.