
a cura di Giacomo Milazzo
A dieci anni di distanza dalla sua pubblicazione riproponiamo l’attualissimo libro del Presidente Onorario di Sigea Giuseppe Gisotti, nonché fondatore del periodico “Geologia dell’Ambiente”.
Vi siete mai chiesti perché Roma sia nata proprio tra i suoi sette colli o perché New York sia cresciuta così tanto in verticale? In questo libro l’Autore fornisce tutte le risposte. In ciò che solo apparentemente può sembrare un noioso e corposo volume accademico si trova invece un viaggio affascinante lungo millenni, che cambia radicalmente il nostro modo di vedere la storia, dimostrandoci che la nascita di una città non è mai un caso o una scelta dettata solo dalla politica o dal commercio. Dietro c’è sempre, prima di tutto, la geologia.
L’Autore, che ha passato una vita a studiare l’ambiente dal punto di vista geologico, ci prende per mano e ci mostra la città da una prospettiva ribaltata: dal basso verso l’alto. Nelle oltre 550 pagine del volume, spiega che i fondatori del passato erano a loro modo geologi eccezionali. Sapevano benissimo dove cercare l’acqua potabile, quali rocce usare per costruire mura resistenti e come sfruttare la forma del terreno per difendersi dai nemici e dalle alluvioni.
Il libro è diviso in due parti che scorrono via in modo molto fluido:
- Nella prima parte, vengono illustrate ciò che potremmo definire le “regole del gioco“: quali elementi naturali (risorse idriche, minerali, petrografiche, geomorfologiche…) servivano tassativamente per far nascere un villaggio.
- Nella seconda parte, si passa all’azione con storie e aneddoti incredibili su decine di città, da Uruk a Londra, passando per le colonie della Magna Grecia.
Questo saggio che ci mostra inoltre il rovescio della medaglia: quando gli uomini hanno ignorato la natura del suolo, le città sono letteralmente morte. È il caso di centri antichi come Sibari o Paestum, dove la palude e il disordine idrogeologico hanno avuto la meglio sulle ambizioni umane.
Con una prosa chiara e accessibile a chiunque, soprattutto se non esperti delle tematiche trattate, il libro è ricco di dati e mappe dettagliate. Perfetto per chi ama la storia, l’architettura o la natura, ma è soprattutto una grandissima lezione per il nostro futuro. In un’epoca di cambiamenti climatici e cementificazione selvaggia, questo testo ci ricorda una verità tanto semplice quanto dimenticata: le città non sono isole astratte, ma poggiano su una base fisica che va conosciuta e rispettata.
Rivolto a tutti si diceva ma soprattutto ad architetti, urbanisti, paesaggisti, ingegneri, naturalisti e amministratori oltre che, ovviamente, ai geologi.
L’oro sotterraneo e la furia della natura: i casi di studio
Per capire il cuore della tesi dell’Autore, basta scorrere l’impressionante carrellata di esempi pratici. Scopriamo così come la fortuna di un insediamento dipendesse totalmente dai tesori del sottosuolo: è il caso di Kutná Hora, una splendida cittadina boema nata e fiorita nel Medioevo unicamente grazie alle sue ricchissime georisorse, nello specifico i giacimenti d’argento che la trasformarono nel cuore economico della regione. Al polo opposto, il saggio esplora il dramma delle città “interrotte” dalla fragilità del territorio: l’esempio più suggestivo è quello di Craco, il celebre borgo fantasma in Basilicata, aggrappato a una rupe e progressivamente abbandonato a causa di una frana catastrofica e di continui smottamenti che hanno reso impossibile la vita umana, trasformandolo in un monumento alla potenza della dinamica terrestre.
Questo contrasto ci mostra chiaramente il “rovescio della medaglia”. Quando gli uomini hanno ignorato la natura del suolo, le città sono letteralmente morte. È accaduto a centri antichi come Sibari o Paestum, dove la palude, le alluvioni e il disordine idrogeologico hanno avuto la meglio sulle ambizioni umane.
Estratto da Il ruolo delle conoscenze geologiche nella progettazione urbana di Giuseppe Gisotti
Le Scienze della Terra possono fornire un indispensabile contributo alla conoscenza e alla risoluzione dei numerosi problemi che travagliano le nostre città, secondo una duplice prospettiva: la prima è quella degli effetti derivanti dalla trasformazione indotta dall’uomo sull’ecosfera, la seconda mira a una valutazione degli effetti dei fenomeni naturali sulla salute e la sicurezza dell’uomo.
La fondazione di una città o di un suo nuovo quartiere crea un paesaggio ben diverso da quello naturale precedente, con alte e spoglie rupi di cemento e di vetro, profondi canyon urbani e lunghe monotone pianure, talvolta interrotte da fiumi naturali o rettificati artificialmente o da nuovi decorativi corpi idrici. La creazione di questo nuovo paesaggio provoca la modificazione massiccia della circolazione dell’energia, dell’acqua e della materia. Però il nuovo paesaggio non può essere creato senza fare i conti con il paesaggio e il substrato preesistenti. Numerosi processi influenzeranno sempre la vita della città e d’altra parte le fondazioni degli edifici e delle infrastrutture dovranno essere progettate per essere stabili sui terreni sotto di loro. Il sito di una città dovrà sempre adeguarsi ad una combinazione di vari aspetti della componente “suolo-sottosuolo”. Pertanto il ruolo dell’ambiente geologico nella scelta del sito dove fondare la città è stato sempre presente nell’operato dei fondatori, sia per quanto riguarda le limitazioni imposte dalla componente ambientale e quindi anche dai pericoli geologici, che per la presenza di processi geomorfologici e di risorse geologiche necessarie allo sviluppo dell’insediamento, quali acque potabili, corpi idrici navigabili, materiali di cava, suoli fertili, ed altro ancora.
Ed ecco che questo libro racconta, con dovizia di particolari, numerosissimi esempi, alcuni tra i più antichi, dove l’uomo ha saputo sfruttare a proprio vantaggio sia la morfologia del sito, per passare un fiume o per difendersi da attacchi ostili, sia le georisorse locali.
Già a partire dalla media Età del Bronzo (XIII-XII secolo a.C.) gli scambi commerciali che si svolgevano tra il Lazio meridionale e l’Etruria e in generale tra i territori a nord e a sud del Fiume Tevere trovarono la convenienza di attraversare il Tevere in corrispondenza di un isolotto al centro del fiume, che permetteva un più facile transito. In questo punto strategico si ebbe uno dei primi insediamenti di genti del luogo, allo scopo di controllare i traffici e in qualche modo di trarne vantaggio. In particolare l’insediamento si sviluppò sul colle erto prossimo al guado, che lo dominava. Questa posizione elevata venne scelta non solo perché permetteva più facili azioni di difesa-offesa, ma anche perché probabilmente l’area ai piedi del colle e prossima al fiume era acquitrinosa e pertanto malsana. I primi abitatori del luogo furono avvantaggiati dalla situazione geomorfologica (passaggio del fiume e rilievo soprastante), dalla presenza di sorgenti con ottima acqua potabile, dalla abbondanza di materiale lapideo ma facilmente lavorabile, il tufo vulcanico, e dai fitti boschi presenti sul colle, il cui legname oltre che per gli usi domestici servì probabilmente anche per alimentare forni fusori per metalli. Questo insediamento costituì probabilmente il primo nucleo urbano di Roma, intorno al 750 a.C., e anche col passare del tempo il colle Capitolino (Campidoglio) e l’isolotto (Isola Tiberina) mantennero un ruolo preminente nelle vicende della città.
Londra fu fondata nel più conveniente attraversamento di un fiume soggetto a maree, in un luogo dove il Tamigi aveva terrazzi alluvionali ghiaiosi su ambedue le rive, di cui quello sulla sponda settentrionale (sinistra idrografica) era ampio e ben drenato. Sia a monte che a valle del sito e a est lungo il fiume Lee (affluente di sinistra del Tamigi), le paludi occupavano le sponde fluviali. Londra fu fondata come città coloniale pianificata, nel luogo più favorevole dell’area, evitando i terreni paludosi e occupando quelli asciutti e ben drenati. Una valutazione, consapevole o intuitiva, della geomorfologia e del drenaggio del sito fu eseguita dagli amministratori coloniali Romani prima di decidere sull’utilizzo del luogo. Le autorità coloniali avranno pensato alle necessità di una comunità urbana all’altezza degli stili di vita e della tecnologia dei loro tempi. Man mano che la città crebbe nei secoli successivi, i fattori economici provocarono l’espansione dell’edificato su terreni di fondazione molto meno idonei rispetto ai precedenti, e incoraggiarono lo sviluppo e l’applicazione di nuove tecnologie per utilizzare parte della piana alluvionale del Tamigi, per costruire bacini portuali e più tardi abitazioni e stabilimenti industriali anche dove si trovavano le paludi. Questo nuovo sviluppo urbanistico ha richiesto molta attenzione, non solo ai problemi di fondazione, ma anche agli effetti del costruito sull’ambiente circostante, sui fiumi adiacenti e sui luoghi situati a valle della città.
La fondazione di Venezia ha seguito, almeno in parte, criteri geomorfologici e il suo sviluppo in un terreno difficile ha imposto ai costruttori metodi d’indagine di tipo “geologico” e tecniche costruttive idonee a quel particolare substrato.
Giuseppe Gisotti

Geologo, ha insegnato Scienza del suolo e Geografia dell’ambiente e del paesaggio. È stato dirigente del Servizio Geologico d’Italia. È presidente onorario della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA). Consulente tecnico per la Pubblica Amministrazione e per la Magistratura, ha collaborato con archeologi nelle ricerche in alcuni siti archeologici italiani. Studioso di interazioni tra l’attività umana e l’ambiente, è considerato un antesignano della materia.
Il ruolo delle conoscenze geologiche nella progettazione urbana di Giuseppe Gisotti
Presentazione del libro con l’Autore
Il dissesto idrogeologico di Giuseppe Gisotti
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L’alba della storia di Guido Barbujani
Sotto un cielo di metallo di Philip Marsden
INDICE
Parte prima
Le scelte insediative in rapporto alla geologia
1. Le scelte insediative nelle varie civiltà
Rapporto fra insediamento e territorio/Città di fondazione/Le varie civiltà e la fondazione delle città
2. Il ruolo del substrato geologico nella fondazione delle città
Rapporti fra contesto geologico e nascita-sviluppo delle città/Un ambiente particolare per descrivere il rapporto fra sito e insediamento: il bacino del Mediterraneo
3. Metodologie di classificazione dei siti geologici scelti per gli insediamenti
Criteri per classificare le tipologie dei centri urbani condizionate dal substrato geologico
Alcune tipologie di insediamenti: le città costiere nell’antichità classica
4. Una proposta di classificazione
Premessa
Centri abitati sommitali (o insediamenti d’altura)
Città fluviali
Città costiere portuali
Città termali, minerarie, su detrito di frana
Città rupestri
5. Confronto tra le città
Premessa
Potenzialità e vincoli naturali versus risorse umane
Un cenno al determinismo geografico/conclusioni
Parte seconda
I casi di studio
Agrigento, Alba Fucens, Alessandria d’Egitto, Atene, Babilonia, Bath (Aquae Sulis), Besançon (Vesontium), Boston, Brindisi, Camarina, Capua, Catanzaro, Cerreto Sannita, Cerveteri, Cesarea Marittima, Chester (Deva Victrix), Città del Messico-Tenochtitlán, Civita di Bagnoregio, Cortemaggiore, Cortina d’Ampezzo, Craco, Egnazia, Ferrara, Firenze, Fréjus, Gela, Histria, Kutna Hora, Lalibela, Leptis Magna, Londra, Lubecca, Luni (Luna), Machu Picchu, Marsiglia, Matera e i Sassi, Messina, Metaponto, Mileto, Modena, Morgantina, Mozia, Nersae, New York, Orvieto, Paestum, Parigi, Petra, Pisa, Populonia, Pozzuoli, Priene, Roma, San Francisco, Sant’Angelo Le Fratte, Selinunte, Sibari, Siena, Sinuessa, Siracusa, Sovana, Sutri, Sydney, Taormina, Thapsos, Tharros, Tindari, Tiro, Treviri, Troia, Uruk, Velia (Elea), Vibo Valentia (Hipponion), Viterbo, York (Eboracum)
Appendice
Bibliografia
Glossario
Indice analitico
