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“Sotto un cielo di metallo. Un viaggio tra i minerali, l’avidità umana e le meraviglie del nostro pianeta” di Philip Marsden

a cura di Giacomo Milazzo

Sotto un cielo di MetalloUn viaggio tra i minerali, l’avidità umana e le meraviglie del nostro pianeta.

Sotto un cielo di metallo è uno di quei saggi ibridi che sfuggono alle etichette: non è solo storia dei metalli, non è solo reportage di viaggio, ricca aneddotica, incontri con luoghi e persone, non è solo riflessione ecologica, ma tutte queste cose insieme, tenute insieme dallo sguardo personale dell’Autore. L’idea di fondo è semplice e potente: raccontare come i metalli – dallo stagno all’oro, dal rame al litio – abbiano plasmato la nostra civiltà almeno quanto noi abbiamo plasmato loro.

Un libro che è la storia di come nei secoli i metalli ci abbiano plasmato mentre noi li plasmavamo, asservendoli ai nostri bisogni, venerandoli come divinità, sfruttandoli fino all’esaurimento: rendendoli la cosa più preziosa che potessimo desiderare.

Tutto inizia quasi per caso, con il primo umano che scopre una pietruzza luccicante. Oro, argento, rame, nichel, platino, aerolite: è un attimo e, dal primo sguardo, emergono assieme allo stupore la meraviglia e la brama di possesso. Consapevole che ogni metallo ci attrae come per sortilegio, l’Autore tenta qui di sviscerare la natura unica del nostro legame con questi materiali. Il suo è un pellegrinaggio che dalle miniere di stagno della Cornovaglia che hanno alimentato la Rivoluzione industriale, lo conduce nei Paesi Bassi, dove l’estrazione intensiva della torba ha rischiato di portare il paese sull’orlo della catastrofe; dalla Repubblica Ceca, dove ripercorre la tradizione alchemica che contagiò il paese, fino alla Svanezia, in Georgia, dove incontra i cercatori d’oro che ancora oggi battono le montagne. Accanto ai luoghi, ci sono le figure storiche e intellettuali che Marsden incontra lungo il percorso: Marie Curie, Goethe, William Blake, Newton e altri scienziati, mistici, ecologisti contemporanei. Ogni citazione, ogni frammento biografico, funziona come un aneddoto che sposta il punto di vista e ricorda che la nostra relazione con la materia è sempre stata anche un problema di immaginazione.

Un percorso che attraversa le epoche e i millenni, analizzando come su metalli sempre più scarsi abbiamo fondato il nostro sistema monetario, il commercio internazionale e tutte le tecnologie avanzate essenziali per mandare avanti il pianeta.

Non è un manuale, ma un pellegrinaggio nella materia: oro, argento, rame, nichel, platino, torba e meteoriti diventano personaggi, ossessioni, promesse di salvezza e strumenti di distruzione. L’Autore intreccia memorie di viaggio, storia culturale e riflessione ecologica, mostrandoci come su metalli sempre più scarsi abbiamo costruito moneta, commercio globale, tecnologie verdi e l’idea stessa di progresso. La scrittura alterna paesaggi fisici e paesaggi interiori: minatori, cercatori d’oro, alchimisti, scienziati e visionari compongono una costellazione di voci che racconta la nostra attrazione quasi magica per la materia brillante. Ma dietro l’incanto affiorano le crepe: sfruttamento, devastazione ambientale, interi paesi appesi a vene minerarie che si esauriscono. La domanda che resta, quando le miniere terrestri saranno svuotate e guarderemo allo spazio come nuova frontiera estrattiva, è semplice e inquietante: che cosa stiamo cercando davvero in queste pietre senza vita? Sotto un cielo di metallo è l’invito a rispondere prima che sia troppo tardi.

Ogni tappa diventa l’occasione per legare geologia, economia, cultura e immaginario: lo stagno e il rame che aprono l’età del Bronzo, l’argento che alimenta il commercio globale, il litio al centro delle tecnologie contemporanee. Il filo rosso è il rapporto ambiguo tra attrazione e distruzione: ogni metallo promette potere, ricchezza, progresso, ma porta con sé anche devastazione ambientale, sfruttamento e forme nuove di dipendenza.

Un’indagine personale e appassionata sulla natura umana. Un saggio ibrido, in parte memoir di viaggio, in parte storia culturale e in parte riflessione sul nostro rapporto con l’ambiente: perché, quando le miniere del pianeta saranno esaurite, scandagliare lo spazio in cerca di altri minerali non ci servirà, se non avremo capito prima che cosa stiamo cercando davvero in delle luccicanti pietre senza vita.

Ma è nella ricca parte aneddotica che il libro dà il meglio di sé: l’Autore non si limita a elencare dati o a spiegare processi storici, ma li incastra dentro scene, incontri e piccole ossessioni personali. L’incipit ideale è quasi un micro‑mito: un umano che raccoglie una pietra luccicante, e in quell’istante nasce una doppia tensione – stupore e desiderio di possesso – che farà da matrice a tutta la vicenda dei metalli.

Alcuni nuclei aneddotici che emergono con forza:

  • Il ritorno in Cornovaglia: l’Autore rilegge le miniere del suo territorio come un palinsesto di memorie familiari, diaspora lavorativa, rovine industriali e paesaggio costiero segnato dalla fatica umana. Non è solo una tappa geografica, ma una confessione: il legame con la terra è al tempo stesso affettivo e colpevole.
  • La torba olandese: il viaggio nei Paesi Bassi diventa un piccolo romanzo sull’ingegneria del paesaggio e sulla hybris di un paese che, per alimentare la propria ascesa, ha scavato sotto i propri piedi. Le digressioni su canali, bonifiche e rischi di catastrofe costruiscono quasi un thriller idrogeologico.
  • Le tracce dell’alchimia in Europa centrale: nella Repubblica Ceca (e più in generale nel cuore dell’Europa) Marsden rincorre le figure di Paracelso, l’imperatore Rodolfo II, alchimisti e visionari, mostrando come l’ossessione per i metalli sia stata anche un’ossessione per la trasformazione spirituale. Qui il tono si fa narrativo, con aneddoti su laboratori, corti imperiali, superstizioni, esperimenti falliti.
  • I cercatori d’oro in Svanezia: la Georgia appare come un contraltare quasi epico, dove la ricerca dell’oro è ancora fisica, faticosa, e i cercatori che battono le montagne ricordano che l’avidità mineraria non è affatto un capitolo chiuso. Le conversazioni sul campo, i gesti ripetuti, le speranze minime e tenacissime sono tra le pagine più umane del libro.

Philip Marsden

Philip Marsden

Philip Marsden è autore pluripremiato di numerosi libri di storia, viaggi e narrativa. Negli anni Novanta ha diviso il suo tempo tra la Cornovaglia e lunghi periodi in Medio Oriente, negli ex territori dell’Unione Sovietica e in Etiopia. Da questi viaggi sono nati libri come ” The Crossing Place: A Journey among the Armenians” (vincitore del Somerset Maugham Award), “The Bronski House” e “The Spirit-Wrestlers” (vincitore del Thomas Cook Prize) . Ben presto si è ritrovato sposato, vivendo in Cornovaglia e con figli nella scuola locale.

L’attenzione del suo lavoro si è fatta più locale, approfondendo la storia di Falmouth e l’influenza del mare per The Levelling Sea e la mitologia del luogo attraverso i siti della Cornovaglia in Rising Ground  (vincitore di tre categorie ai Cornish Book Awards, Holyer an Gof), navigando lungo le coste occidentali dell’Irlanda e della Scozia per  The Summer Isles.

Il suo ultimo libro, ” Under a Metal Sky”, inizia sottoterra, nelle fragili gallerie delle miniere della Cornovaglia, e si conclude in un villaggio del Caucaso, alla ricerca dell’oro. Nel frattempo, racconta una serie di storie ambientate nell’Europa centrale, esaminando sia la magia che il pericolo derivanti dal nostro prodigioso utilizzo dei materiali della Terra. Le sue opere sono state tradotte in più di quindici lingue. È coinvolto in numerosi progetti di conservazione, sia marini che terrestri, e vive in un’antica fattoria della Cornovaglia dove cerca di ripristinare la biodiversità, un compito almeno altrettanto arduo, dispendioso in termini di tempo e, in definitiva, appagante quanto scrivere libri.

Presentazione del libro

INDICE

L’ammonite
1. L’ocra. Un’introduzione
2. Lo stagno
3. La torba
4. Il bronzo
5. L’argento
6. Il radio
7. L’aerolite
8. Il mercurio
9. Il rame
10. L’oro
11. Il litio
Il terreno

I mineralogisti sono giunti alla conclusione che oltre il quaranta per cento delle specie di minerali sulla Terra è in un modo o nell’altro biogenico, cioè dovuto all’azione diretta o indiretta di organismi viventi.

“Sotto i nostri piedi, se guardiamo attentamente, ci sono frammenti di cielo, e sopra di noi ci sono anche meraviglie e ovunque c’è l’incessante danza dell’universo: in continuo movimento, in continuo cambiamento, in continuo mistero”.

“ Una curiosità che dura da una vita per le meraviglie della Terra è stata riversata, come argento liquido, in questo libro scintillante e, voltando l’ultima pagina, il lettore non può fare a meno di convenire che rocce e minerali hanno la capacità di aprire il mondo intero ” — Caroline Eden, Engelsberg Ideas

Vedi anche “Tracce” di David Farrier, al capitolo “Il piccolo dio” e “Microbi. Anche ciò che non vediamo ci riguarda”.