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“I 7 fiumi che raccontano il mondo” di Vanessa Taylor

a cura di Giacomo Milazzo

I 7 fiumi che raccontano il mondo«I fiumi sono stati i nostri primi dei e i nostri primi schiavi industriali; oggi sono lo specchio in cui osserviamo la nostra capacità di sopravvivere come specie» (Vanessa Taylor)

La radice di rivale è tuttora presente in “river”, e chissà come mai la rivalità ha a che fare con le sponde di un fiume?

I fiumi e i loro bacini idrografici rappresentano al tempo stesso una forza unificante e divisiva, caratteristica comune a tutti i corsi d’acqua citati in questo libro durante la loro intera storia. I fiumi riuniscono «vicini involontari» e rivali. E, come molte «risorse di uso comune», evidenziano il problema della coesistenza – umana e non – e della condivisione di benefici e rischi. Questa dinamica è stata spesso etichettata come «tragedia dei beni comuni». Immagine che è rimasta influente per la sua capacità evocativa di identificare un problema reale – la gestione delle risorse comuni – ma è stata anche molto criticata per la sua soluzione privatistica, che ignora quanto spesso i proprietari privati si siano rivelati pessimi amministratori delle risorse naturali.

Secondo le stime, sulla Terra sono presenti circa 1,39 miliardi di chilometri cubi d’acqua, una quantità che rimane costante nel tempo e viene semplicemente redistribuita tra diverse forme e luoghi. Quest’acqua può trovarsi nei corpi viventi, nelle risaie o essere conservata in bottiglie di plastica nei punti vendita. Tuttavia, quasi il 97% dell’acqua terrestre è contenuta negli oceani. Il flusso dei fiumi, seppur possa sembrare sorprendente, costituisce soltanto lo 0,0002% del totale dell’acqua presente sul pianeta in un determinato momento. La quantità d’acqua presente nei fiumi è inferiore rispetto a quella contenuta nei ghiacciai, nelle falde acquifere, nel permafrost, nei laghi o nell’atmosfera; perfino le paludi possiedono una maggiore riserva idrica. Tuttavia, i fiumi rivestono un ruolo centrale nella storia, rappresentando elementi caratteristici dei paesaggi e contribuendo alla modellazione del territorio. Essi costituiscono una fonte primaria di approvvigionamento idrico e sono stati fondamentali per lo sviluppo di numerose civiltà. Il prosciugamento dei fiumi comporta il declino delle società. I fiumi hanno storicamente soddisfatto esigenze fondamentali, come l’approvvigionamento di acqua potabile, la navigazione e lo sviluppo degli scambi commerciali. Tuttavia, queste necessità primarie sono strettamente correlate a dinamiche di potere e ricchezza: la gestione dei sistemi di irrigazione, dei canali e delle infrastrutture strategiche alla foce del fiume riveste un ruolo centrale nella distribuzione delle risorse.

Terre, fiumi e coste non costituiscono che l’ultima versione di un incessante mutamento. Gli spostamenti delle placche tettoniche, le grandi variazioni di temperatura del pianeta, le glaciazioni e i disgeli, e l’alternarsi di innalzamenti e abbassamenti dei livelli del mare hanno inciso, deviato e sommerso i corsi d’acqua. I continenti, intanto, vengono scomposti e rimontati sul globo come tessere di un puzzle in mano a un giocatore ubriaco. Parti di queste tessere si sono fuse e poi staccate da continenti diversi, fino a stabilirsi (per ora) laddove oggi le troviamo.

I sette fiumi qui raccontati condividono temi ricorrenti: sono vie di comunicazione, ecosistemi, fonti d’acqua, canali di navigazione e confini. Collegano il tempo geologico a quello umano, risentono dei cambiamenti climatici, hanno ruoli fiscali, possono essere inquinati o divinizzati, sacri, metafore di nazioni o imperi, e sono spesso trasformati da dighe e canali. I nomi dei fiumi riflettono sovrapposizioni linguistiche nel tempo; i fiumi fungono da corridoi per uomini, animali e patogeni, costituiscono aree umide e punti chiave nelle rotte migratorie degli uccelli. Sono ancore della memoria umana ma anche luoghi di oblio e cambiamento, oltre che spazi di adattamento e trasformazione.

E vedremo anche che usare i fiumi come «confini naturali» non sia quasi mai un’idea vincente, a meno che, come osservò un geografo inglese a metà del XX secolo, non scorrano:

[…] attraverso un canyon dalle pareti rocciose […] con un volume d’acqua piuttosto costante, senza cambiamenti di corso, con pochi punti di attraversamento e nessun uso per la navigazione o il trasporto, l’irrigazione o la produzione idroelettrica.

Questa è anche la storia dei sette bacini fluviali, compresi i principali corsi d’acqua e tutti gli elementi che li alimentano: bacini idrografici, affluenti, falde sotterranee, stagni, pozze stagionali, alvei asciutti, zone umide bonificate e rapide ormai sommerse da laghi artificiali.

Riflessa nell’acqua di questi sette fiumi, c’è la storia di tutti, quella dell’umanità.

Libro di debutto per il grande pubblico internazionale, racconta quindi dei fiumi: le grandi arterie naturali che attraversano la nostra storia. Li abbiamo sfruttati, navigati, arginati, adorati, e oggi che alcuni dei principali sistemi fluviali stanno morendo e le risorse idriche si fanno sempre più scarse e preziose è ormai evidente come la loro vita sia inestricabilmente connessa alla nostra. Questo libro è la storia del Nilo, del Danubio, del Gange, del Tamigi, del Mississippi, del Niger e dello Yangtze: una storia che parla di legami e confini, di dominio e schiavitù, di creazione e distruzione, e in cui vediamo espressi al massimo grado l’ingegno e l’inventiva dell’uomo, dallo sfruttamento di oasi e falde acquifere fino alla realizzazione di giardini pensili e acquedotti monumentali. Osservando il nostro passato da un’angolazione completamente inedita e ripercorrendo le vicende di popoli e dinastie, l’Autrice ci offre in questo racconto appassionante gli strumenti per conoscere un elemento – l’acqua – che fin dai tempi più antichi ha plasmato le nostre civiltà, è stato al centro di alcuni tra i maggiori progressi tecnologici e da solo è in grado di dare o togliere la vita. Nel filone della Grande Storia, con una precisione chirurgica che solo una specialista della materia può offrire.

Il saggio parte da un presupposto fondamentale: non siamo noi ad aver domato i fiumi, sono i fiumi ad aver plasmato noi. Mentre gran parte della storiografia tradizionale si concentra sui confini terrestri e sulle battaglie campali, l’Autrice sposta l’asse della narrazione sull’acqua, elemento fluido che ignora le frontiere umane e definisce il destino delle nazioni.

I sette protagonisti sono narrati attraverso un viaggio geografico e temporale, attraverso sette bacini idrografici, ognuno dei quali rappresenta una diversa sfaccettatura del progresso e del declino umano:

Il Nilo: culla del potere politico e della gestione centralizzata.
Il Gange: il fiume come entità spirituale e l’eterno conflitto tra sacralità e inquinamento industriale.
Il Tamigi: simbolo della rivoluzione industriale e della nascita della metropoli idrica.
Il Mississippi: la frontiera americana, il commercio e la lotta tecnologica per il controllo delle inondazioni.
Il Danubio: il fiume politico per eccellenza, ponte e confine tra l’Europa e l’Oriente.
Lo Yangtze: il gigante asiatico, emblema della trasformazione della natura in energia attraverso le grandi dighe.
Il Niger: un’esplorazione meno convenzionale che tocca i temi del colonialismo e della resilienza ecologica.

Nel suo progredire l’Autrice eccelle nella capacità di rendere accessibile una materia tecnica come l’idrologia storica, spiegando come l’accesso all’acqua dolce sia stato il primo motore della disuguaglianza sociale. Chi controlla la chiusa, controlla il raccolto e, di conseguenza, la popolazione.

Evitando visioni nostalgiche di una vita bucolica non descrive i fiumi come paradisi perduti, ma come macchine idrauliche che l’uomo ha cercato di piegare al proprio volere, spesso con conseguenze catastrofiche nella corsa paradossale al controllo completo della natura.

Con rigore accademico mantiene però intensa la narrazione, utilizzando anche aneddoti d’archivio, dai diari dei mercanti sul Tamigi alle cronache religiose indiane, per dare carne e sangue a fiumi che altrimenti sembrerebbero solo righe su una mappa.

Il libro non è solo un resoconto del passato, ma un monito per il futuro. Nelle conclusioni, si affrontano i temi della scarsità idrica e del cambiamento climatico: se nel XIX e XX secolo l’obiettivo era pulire i fiumi o sfruttarli per le fabbriche, nel XXI secolo la sfida è la loro sopravvivenza.

Un libro da leggere soprattutto per appassionati di storia ambientale, geopolitica e per chiunque voglia guardare una mappa del mondo e vedere, al posto delle nazioni, i flussi vitali che le sostengono.

Un’opera magistrale che riesce a combinare la vastità della Grande Storia con la competenza specifica di un saggio di ecologia. È un libro che cambia letteralmente il modo in si guarda un corso d’acqua, che sia un ruscello di campagna o il grande fiume che attraversa una capitale.

Scegliete il vostro fiume e iniziate la vostra crociera…

Vanessa Taylor

Vanessa Taylor

Studiosa britannica di rilievo accademico, è una stimata storica dell’ambiente e dell’acqua, nota per le sue ricerche pionieristiche sul rapporto tra le società umane e i sistemi idrici. Non deve essere confusa con l’omonima sceneggiatrice americana. Docente di Storia presso l’Università di Greenwich a Londra, ricopre anche il ruolo di responsabile del programma per il corso di laurea in Storia. La sua attività si concentra sulla storia ambientale e sociale della Gran Bretagna moderna, con un interesse specifico per la politica delle risorse idriche, l’energia e l’impatto dei fiumi sullo sviluppo urbano e industriale. È considerata una delle massime esperte mondiali della storia del Tamigi. Le sue ricerche sono state pubblicate su importanti riviste scientifiche e ha collaborato regolarmente con il BBC History Magazine. È inoltre apparsa come esperta in documentari televisivi.

How have rivers shaped human existence? With Vanessa Taylor (podcast)

INDICE
Introduzione
Fiume 1: Nilo
1.1. Antichi ecosistemi e arte del riciclo
1.2. Cambio di regime sul fiume
1.3. Sorgenti
Fiume 2: Danubio
2.1. Corridori e frontiere
2.2. Le divinità del fiume senza confini
2.3. Sul mancato dragaggio del delta
Fiume 3: Gange
3.1. Fiumi sacri
3.2. Un fiume sotto occupazione
3.3. Dividere le acque
Fiume 4: Tamigi
4.1. La nascita di un fiume
4.2. Ombre di un fiume imperiale
4.3. Il Tamigi come portale
Fiume 5: Mississippi
5.1. Sparizioni?
5.2. Venduti lungo il fiume
5.3. Globalizzazione di un bacino fluviale
Fiume 6: Niger
6.1. Il fiume al crocevia
6.2. I fiumi dell’olio
6.3. Chi sono i padroni, adesso?
Fiume 7: Yangtze
7.1. Il Gran Canale
7.2. Effimere sul fiume
7.3. Una città che sprofonda
Conclusioni