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“Ed ecco io vi manderò il diluvio. Come le alluvioni hanno plasmato l’umanità” di Stefano Fenoglio

a cura di Giacomo Milazzo

Ed Ecco Io Vi Manderò Il DiluvioUna cosa non è necessariamente una bugia anche se non è necessariamente accaduta
John Steinbeck
Tutti i malvagi bevono acqua, e questo è ben provato dal Diluvio
Louis Philippe conte di Ségur
Fino a che punto è lecito parlare di calamità naturale quando un fiume spazza via un abitato costruito nel suo alveo?
Stefano Fenoglio

Lungo è l’elenco delle popolazioni antiche che, in termini diversi ma comparabili, condividono la tradizione del Grande Diluvio. Oltre alla tradizione biblica, ritroviamo racconti simili dalla Cina al Perù, dall’India alla Mesopotamia, dal Nord America al Mediterraneo. E da qui nasce la prima domanda che si pone l’Autore, tra i più importanti esperti di ecosistemi fluviali in Italia: «Com’è possibile che popoli tanto diversi e lontani tra loro abbiano sviluppato lo stesso racconto mitologico? O per meglio dire, cosa si nasconde realmente dietro al mito del Diluvio?». Partendo da questa domanda si inizia quindi un viaggio a ritroso nel tempo e tra le civiltà che hanno abitato il pianeta, per scovare, tra i racconti mitici e le leggende, la matrice naturale dell’universalità del mito del diluvio. In un’indagine avvincente e informata, scientifica e aneddotica, arricchita da sana ironia, l’Autore ci offre un’interpretazione convincente: per quanto possa essere divertente ed emozionante, una facile scorciatoia, cercare le cause dei fenomeni naturali tra divinità irose, cataclismi di origine extraterrestre e civiltà perdute la risposta a questa questione piuttosto che vederla in tutta la sua ovvietà: l’uomo è una specie fluviale. Le alluvioni, quindi, sono un fattore esistenziale della nostra esperienza, da quando abbiamo smesso di essere nomadi cacciatori trasformandoci in agricoltori stanziali, bisognosi quindi di acqua, e di un fiume a portata di casa e campi. Una volta stabilito questo, però, non possiamo non chiedere all’esperto come comportarci di fronte alla furia delle acque, soprattutto oggi che i fenomeni atmosferici catastrofici un tempo eccezionali sono aumentati per frequenza e intensità.

E qui l’Autore, con la cura del grande divulgatore, ci porta un elenco di soluzioni possibili per far fronte alle calamità legate ai fiumi, per ridurne i danni materiali, per evitare che possano, come troppo spesso accade, mettere in ginocchio le nostre città e le nostre economie. Con un messaggio chiaro e di convinta speranza: si può fare, basta volerlo e agire subito. Insieme.

Scritto con eleganza, chiarezza espositiva e ironia quanto basta e al momento giusto, questo libro racconta storie di uomini, fiumi, divinità, piogge, catastrofi, rinascite e di come tutte queste cose possano diventare una sola. È frutto di una serie di fattori in apparenza molto differenti tra loro ma che confluiscono gli uni negli altri.
Tanto per cominciare, a seguito di un saggio scritto in precedenza, intitolato Uomini e fiumi: storia di un’amicizia finita male, che generò una lunga serie di eventi di presentazione, l’Autore aveva potuto prendere atto che, indipendentemente da qualsiasi caratteristica, persino geografica, raccontando alle persone di uomini e fiumi inevitabilmente, al momento della discussione, puntualmente arrivavano diverse domande sulle alluvioni, sulla loro natura, su quanto siano pericolose, sul perché sembrino in aumento.

LadackLeggere questo saggio, esplorando gli innumerevoli modi con cui i fiumi ci hanno permesso di diventare ciò che siamo, appassiona e diverte, parecchio, così come nel realizzarlo ha appassionato e divertito l’Autore. Quanto più ci si immerge nell’argomento tanto più si realizza che il nostro indissolubile rapporto con i sistemi fluviali è stato ormai largamente dimenticato. E ciò, nonostante i fiumi siano l’ambiente naturale per eccellenza cui la nostra specie è maggiormente debitrice, per la sua evoluzione biologica prima, sociale e culturale dopo, passando dalla “rivoluzione neolitica” prima, che forse non avrebbe avuto luogo senza il Tigri e l’Eufrate dei nostri ricordi di storia, fin dalle elementari; fino all’invenzione della scrittura (tra le più antiche parole in cuneiforme troviamo fiume, diga, canale), alle conseguenze demografiche dell’agricoltura irrigua (si stima che se fossimo rimasti cacciatori-raccoglitori, la popolazione mondiale umana attualmente arriverebbe a un massimo di venti milioni di individui); dall’inconsapevole uso nel linguaggio quotidiano (ad esempio, rivale deriva da rivus, cioè torrente, per indicare chi è in competizione con me per l’uso delle stesse acque, così come Eden rimanda al paradiso terrestre perché significa testualmente luogo facile da irrigare), al fondamentale ruolo nello sviluppo della tecnologia e nell’attuale distribuzione delle aree industriali; e, non ultima, fino all’enorme importanza immateriale nel campo delle arti e del benessere mentale.

Avremmo avuto Roma e il suo impero senza quel borgo sulle rive del fiume Tevere fondato quasi 2800 anni fa, alluvioni comprese? E prima ancora, l’abbiamo sempre fatto, fin dai primi villaggi neolitici che erano per lo più costruiti vicino a torrenti o fiumi: siamo, appunto, per dirla con l’Autore, una specie fluviale.

È francamente quasi impossibile ricordare gli innumerevoli e vari modi in cui i fiumi hanno plasmato non solo il nostro paesaggio esteriore ma anche quello interiore, sagomando la nostra cultura e il nostro modo di vivere.

Ma le loro acque, indomabili e inesorabili, sono anche il nostro più antico incubo. Leggendo articoli, libri, saggi e praticamente tutto ciò su cui riusciva a mettere le mani, l’Autore vedeva con crescente stupore che un mito del Diluvio Universale, usualmente ritenuto un elemento esclusivo e peculiare della narrazione biblica (con tanto di Arca di Noè), è presente, con pochissime variazioni, in decine e decine di altre tradizioni, anche molto lontane tra loro, dalla Cina all’India, presso gli Aztechi, i Sumeri e gli Inca e, come logico attendersi, tra le prime civiltà mesopotamiche. Cosa si nasconde realmente dietro questo mito?

In queste pagine il lettore scoprirà che le alluvioni sono il fenomeno naturale che ha maggiormente plasmato le nostre culture e le nostre società sin dai tempi più antichi, influenzando profondamente mitologia, religione, geografia politica e storia in tutti i continenti popolati dall’uomo. Si vedrà anche che, lungi dall’essere acqua passata, diluvi e alluvioni sono tornati prepotentemente alla ribalta nel nostro tempo, diventando una causa di costante e quotidiana preoccupazione per centinaia di milioni di persone.

Pur avendo iniziato tanti millenni fa, la nostra evoluzione tecnologica e soprattutto la nostra crescente superbia e aggravata miopia hanno accelerato le cose in modo esponenziale negli ultimi decenni; tra tutti i sistemi naturali, siamo andati a modificare pesantemente proprio quelli meno tranquilli, stabili e prevedibili: i fiumi. Oltre a costruire in aree facilmente alluvionabili, dove nessun altro aveva mai costruito prima e dimenticando le lezioni dal passato, si è fatto di tutto per aumentare i rischi con azioni molto pericolose. Non c’è sistema naturale al mondo che sia stato modificato dall’uomo come i fiumi. Fiumi che hanno plasmato non solo il paesaggio in cui viviamo ma la nostra stessa evoluzione sociale, culturale ed economica; e quindi non stupisce che da sempre l’uomo abbia cercato di modellarne andamento, portata e sezione per ricavarne il maggiore vantaggio, ma molto spesso a suo discapito perché, come recita un antico proverbio «il fiume affitta, non vende».

Infine, anche se molti passaggi, alla fredda e ineluttabile ostinazione dei dati, non trasmettono positività e speranza verso il futuro, la conclusione è innanzi tutto un invito all’azione, possibilmente non molto nudging, perché, tra coloro i quali affermano che nulla servirà a cambiare le cose, e quelli che confidano in una sorta di manzoniana provvidenza, non c’è differenza, non portano soluzioni utili. L’unica cosa che occorre fare è rimboccarsi le maniche e agire: e di cose da fare l’Autore ne elenca parecchie.

Indice

Prefazione
Dove si vede che il mito di un Grande Diluvio è davvero universale
Dove molti discutono sul perché questo mito sia così diffuso
Dove si dice che le cose forse sono più semplici di quanto si può pensare
Dove si incontrano alcuni grandi diluvi della Storia
Dove si vede che le attuali alluvioni hanno cause che agiscono su scala globale
Dove si vede che le attuali alluvioni hanno cause che agiscono su scala locale
Dove si vede che nulla è perduto

 

Stefano Fenoglio
Stefano Fenoglio

Nato a Bagnolo Piemonte (Cuneo) nel 1970, ha conseguito la laurea con lode in Scienze naturali nel 1993 presso l’Università degli Studi di Torino e il titolo di dottore di ricerca in Scienze ambientali – Acque interne e agroecosistemi nel 2002 presso l’Università del Piemonte Orientale. È autore di oltre 200 lavori scientifici e primo autore del testo universitario Ecologia fluviale. Professore ordinario di materie ecologiche e zoologiche presso l’Università degli Studi di Torino, DBIOS, è cofondatore del Centro per lo Studio dei Fiumi Alpini (ALPSTREAM/Parco del Monviso). Svolge numerose attività didattiche presso diverse università italiane ed estere ed è frequentemente ospite di programmi tv e giornali quando si parla di siccità, alluvioni, emergenze idriche. Le sue ricerche si incentrano soprattutto sugli ecosistemi fluviali.

Video con l’Autore
Addendum

L’Italia (che) affoga – Prima parte
L’Italia (che) affoga – Seconda parte
Esistono davvero le “guerre per l’acqua”?

Su argomenti affini segnalo “Siccità. Un paese alla frontiera del clima”, di Giulio Boccaletti (Mondadori, 2023), recensito su queste pagine.