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“Tracce. Alla ricerca dei fossili di domani” di David Farrier

a cura di Giacomo Milazzo

TracceÈ difficile resistere al fascino e alla curiosità suscitati dalla scoperta di nuovi reperti archeologici: utensili, vestigia di antiche costruzioni, scheletri e orme fossili di ominidi o animali vissuti migliaia di anni fa ci rivelano straordinarie informazioni sul modo in cui l’uomo ha via via interagito con il proprio pianeta. Noi quali tracce lasceremo agli archeologi del futuro? Quali impronte lascerà l’epoca geologica attuale alle generazioni che nasceranno tra centinaia di secoli? Le pagine di David Farrier svelano uno scenario desolante. Mai come dal XVIII secolo l’attività umana ha avuto un impatto così massiccio sul «sistema Terra». L’intera atmosfera reca già i segni del nostro passaggio, come un’enorme traccia fossile geochimica dei viaggi che abbiamo intrapreso e dell’energia che abbiamo consumato. Il nostro carbonio potrebbe influenzare il clima per il prossimo mezzo milione di anni. I circa 500 miliardi di tonnellate di calcestruzzo impiegati a oggi – metà dei quali prodotti negli ultimi vent’anni – basterebbero a ricoprire con uno strato da un chilo ogni metro quadrato della superficie terrestre. Dalla metà del XX secolo abbiamo prodotto una quantità di alluminio, circa 500 milioni di tonnellate, sufficiente per avvolgere tutti gli Stati Uniti nella carta stagnola. Eppure, sostiene Farrier, quanto più la crisi climatica ed ecologica ferisce l’umanità intera, tanto più dovrebbe spronarla a reagire: i nostri fossili futuri, gli oggetti di cui ci circondiamo ogni giorno, sono infatti la nostra eredità. Saranno loro a raccontare come abbiamo vissuto nel XXI secolo e sono loro, oggi, a fornirci l’opportunità di scegliere come saremo ricordati. Siamo abituati a leggere «il presente alla luce del passato, la sfida è cominciare invece a esaminare il nostro presente, e noi stessi, alla sinistra luce gettata dal futuro che avanza». Più impareremo a vedere il nuovo mondo promesso dalla nostra inazione, più saremo in grado di immaginare un’alternativa, per noi stessi e per chi verrà dopo di noi.

Questo volume è il tentativo dell’Autore di scoprire come verremo ricordati dal futuro molto profondo. La gente modifica la Terra e cambia ecosistemi da migliaia di anni, ma le alterazioni al pianeta e i materiali sempre più durevoli che noi (soprattutto nell’emisfero settentrionale) creiamo a partire dalla rivoluzione industriale arrivano con velocità e inventiva senza precedenti, e lasceranno tracce durevoli, ben al di là di qualunque oggetto gli esseri umani abbiano mai prodotto prima. Nella ricerca dei fossili futuri, l’Autore osserva l’aria, gli oceani e le rocce, da una bolla di ghiaccio estratta nel cuore dell’Antartide fino a una tomba di scorie radioattive in profondità nel substrato roccioso finlandese. Esamina i paesaggi e gli oggetti che dureranno più a lungo e i cambiamenti che subiranno: i processi che trasformeranno una megacittà in un sottile strato geologico di calcestruzzo, acciaio e vetro; il futuro di 50 milioni di chilometri di strade che circondano il pianeta e forniscono alle nostre città materiali trasportati da grandi distanze; e le storie di quegli stessi materiali, come i cinque miliardi di rifiuti plastici che già circolano per gli oceani della Terra.

Ma è anche una ricerca di ciò che andrà perduto. Con il diminuire della biodiversità, il silenzio sarà esso stesso un segnale, l’assenza un altro tipo di traccia. Le barriere coralline sbiancate saranno monumenti a questa perdita, ma lo stesso vale per le zone marine morte, come l’enorme area di acqua anossica del Mar Baltico. Le carote di ghiaccio rappresentano un sorprendente archivio dei climi passati, compresi i cambiamenti introdotti dall’attività umana; ma con lo scioglimento dei ghiacci, parte di questa documentazione svanirà con essi, mentre la perdita di ghiaccio scriverà una nuova storia nell’archivio del pianeta. Ci sono anche sostanze pericolose e altamente durevoli ma del tutto dimenticate. E nonostante le numerose tracce da noi lasciate che non possono essere fraintese – le profonde miniere che scaviamo nella terra e le ricche sacche di discariche dove si ammassano i nostri rifiuti –, lasceremo anche un’impressione su mondi che non possiamo vedere. La vita microbica, inondando l’atmosfera di ossigeno vivificatore, è responsabile della messa in atto di ogni indispensabile processo vitale e ciclo chimico, ma il suo ruolo è stato usurpato. Alla fine del viaggio si esamina come le nostre impronte resteranno nelle cellule di alcune delle più piccole forme di vita della Terra.

Percepire i fossili futuri significa vedere ciò che rivela la splendente, insopportabile realtà dell’Antropocene; osservare una città come farebbe un geologo, e affrontare il problema di mettere in sicurezza le scorie nucleari dal punto di vista di un ingegnere; cogliere le storie chimiche in un rifiuto di plastica, e ascoltare i silenzi che echeggiano negli ecosistemi collassati. Ma rinvia anche a narrativa, mito, immagine e metafora. Non solo scoprire il mondo che ci lasceremo dietro, ma anche come appariremo alle persone che potrebbero vivere in quel mondo. Un resoconto di ciò che ci sopravvivrà, e per realizzarlo abbiamo bisogno di poeti tanto quanto di paleontologi. Con le storie possiamo vedere il mondo così com’è e come potrebbe essere; l’arte ci può aiutare a immaginare quanto siamo vicini a quel futuro straordinariamente lontano.

Sappiamo già che l’Antropocene è una storia globale, ma non ci serve andare tanto lontano per trovarne delle prove. I fossili futuri sono tutt’intorno a noi, nelle nostre case, nei nostri posti di lavoro e perfino nel nostro corpo. Ciò che colpisce di più è l’ubiquità dei fossili futuri. Il nostro presente è saturo di prodotti che dureranno fino al futuro profondo. Mentre leggete queste parole, sarete anche circondati, con ogni probabilità, da oggetti e materiali che potrebbero contribuire a creare una traccia fossile. Prima di cominciare a intraprendere questo viaggio accompagnati dall’Autore, alzate gli occhi dalla pagina e immaginate come le cose intorno a voi – l’involucro di plastica del vostro laptop e i suoi interni in titanio, o la tazza di caffè lì accanto – potrebbero rimanere, anche solo come un’impronta nella pietra, per milioni di anni.

I fossili futuri non sono solo una prospettiva remota da lasciare alla cura paziente dei processi geologici o alla curiosità delle generazioni che ancora devono nascere. Toccano la nostra vita centinaia di volte al giorno, e in essi possiamo vedere, se lo vogliamo, non solo chi siamo ma anche chi potremmo essere. Abbiamo già alterato in maniera sostanziale i sistemi che sostengono la vita sul pianeta, in modo molto preoccupante. I più vulnerabili saranno i più colpiti, e il costo totale per le generazioni a venire dev’essere ancora calcolato. I fossili futuri sono il nostro lascito, e perciò la nostra opportunità di scegliere come verremo ricordati. Documenteranno se abbiamo continuato a vivere con noncuranza nonostante i pericoli che sappiamo ci attendono, o se ci siamo preoccupati abbastanza da cambiare rotta. Le nostre impronte riveleranno come abbiamo vissuto a chiunque sarà lì per scoprirle, lasciando intravedere le cose che avevamo care o trascuravamo, i viaggi che abbiamo fatto e la direzione che abbiamo deciso di prendere.

David Farrier

David Farrier

Scrittore, attore e regista neozelandese. È apparso nella  serie mockumentary del 2014 di Rhys Darby, Short Poppies. Ha lavorato nel settore giornalistico e su documentari, inclusi reportage sulla televisione neozelandese e co-diretto del documentario Tickled (2016). Ha creato la  serie documentaristica Netflix Dark Tourist nel 2018, in cui visita le popolari attrazioni del turismo oscuro. Dello stesso autore segnaliamo “Tracce. Alla ricerca dei fossili di domani”, recensito in questa rubrica.

Presentazione del libro

Le note ai capitoli del libro, in corsivo, sono un mio commento. Non sono affatto esaustive della ricchezza di contenuti che l’Autore ci offre.

INDICE

Introduzione. Tracce di un futuro infestato dai fantasmi
La strada insaziabile
Fra dieci milioni di anni, ogni struttura umana oggi esistente sulla faccia della Terra sarà stata cancellata. Le tracce fossili più grandi ed estese saranno sottoterra. Quel che resterà delle strade tracciate oggi sarà la fonte di alcuni dei fossili più rivelatori…
Città sottili
Le città sono destinate ad essere sepolte dai sedimenti. Dopo parecchi milioni di anni lo strato di sedimento sarà spesso centinaia di metri e peserà miliardi di tonnellate. Ciò che si troverà al di sotto sarà stato in gran parte compresso e distorto fino a diventare irriconoscibile. In casi eccezionali si potrebbero conservare intere stanze, sacche piene di impronte tridimensionali di sedie, montature di occhiali e manichini, o vani di porte che non conducono da nessuna parte. Le ex megacittà diventeranno città sottili, ridotte a un’esile striscia negli strati geologici. La maggior parte sarà pietrificata sotto forma di uno strato di macerie spesso un metro, una breccia urbana…
La bottiglia come eroe
Storia di una bottiglia di plastica in acqua per 350 anni, e tanto altro…
La biblioteca di Babele
Glaciologia e tanto altro…Né Kurd Lasswitz né Jorge Luis Borges nelle loro “biblioteche” fantastiche avrebbero potuto immaginare quel che il libro dei ghiacciai racconta, perfino il ghiaccio perso rivela una storia, di terre non scritte e di un mondo che non si è realizzato…
Lo sguardo di Medusa
La Grande Barriera Corallina…a meno di un’azione radicale per affrontare il danno che arrechiamo agli oceani del mondo, la maggior parte del corallo sarà morto entro una generazione. Nel corso della nostra vita, potremmo vederlo trasformarsi dal più grande ecosistema vivente della Terra a una montagna di pietra morta.
Il momento sotto il momento
Le profondità che si tuffano sotto la superficie del quotidiano. A partire dal Trinity Test di Alamogordo, in tutto il mondo sono stati fatti esplodere oltre milleseicento congegni nucleari; in media più o meno una detonazione ogni dieci giorni per quarantadue anni. In tutto, prima del 1963, anno del Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari, ebbero luogo cinquecento test atmosferici. Il fallout di questa orgia atomica è così esteso e uniforme nella sua distribuzione che secondo molti scienziati sarà la firma più durevole dell’Antropocene. E il problema delle scorie…
Dove dovrebbe esserci qualcosa, non c’è niente
La storia del pianeta è costellata di estinzioni. Molte lasciano solo una piccola ammaccatura nella biodiversità globale, ma ci sono state cinque estinzioni di massa in cui la biodiversità crollò di almeno il 75 per cento. Si stima che la Grande Moria del Permiano durò solo 60.000 anni, più o meno; nel contesto dei 4,5 miliardi di anni della Terra, non più di un’eclissi di ventiquattro secondi nell’arco di una giornata. E un mare solo per meduse…
Il piccolo dio
La biosfera per com’è oggi è un’immensa impronta microbica. I microbi hanno costruito le condizioni perché la vita prosperasse. Il miscuglio ricco di ossigeno dei gas atmosferici che sostiene la vita complessa è il prodotto dei cianobatteri fotosintetici, che cominciarono a formare colonie circa 2,7 miliardi di anni fa, quando nell’atmosfera c’era solo l’1 per cento della quantità di ossigeno libero che c’è oggi, ma il centuplo di anidride carbonica. Nel corso di parecchie centinaia di milioni di anni, i cianobatteri aumentarono il contenuto di ossigeno dell’atmosfera fino al 10 per cento del livello odierno, sovralimentando l’evoluzione di forme di vita complesse. Escogitando mezzi per ricavare energia da fonti solari, chimiche, organiche e inorganiche…ed è solo l’inizio.
Coda. Vedere il nuovo mondo