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“Metazoa. Gli animali e la nascita della mente” di Peter Godfrey-Smith

a cura di Giacomo Milazzo

MetazoaL’evoluzione per selezione naturale insegna che il principio del gradualismo, proprio quello elaborato per primo da Charles Lyell, è il principio base che governa la comparsa di nuove caratteristiche o nuove funzioni; è vero che a volte è capitato, per lo meno sulla scala dei tempi geologici, che alcuni cambiamenti siano, o perlomeno sembra siano, comparsi improvvisamente, ma è perlopiù sempre stata una questione di grado, di piccole differenze tra il prima e il dopo, il procedere temporale dell’evoluzione.
E allora, se questo principio si applica, come lo stesso Darwin mise in evidenza, alle funzionalità ad esempio dell’occhio e del suo percorso evolutivo, perché il passare dall’avere anche una forma incompleta di occhio – sempre meglio un occhio incompleto e primitivo che non averne affatto – ad un occhio completo come quello dei mammiferi, non possa essere in qualche modo applicabile anche allo sviluppo graduale di una mente percettiva e selettiva?
La comparsa altrettanto graduale di caratteristiche ascrivibili al concetto di un evolutosi lungo le intricate ramificazioni dell’albero della vita, al pari di altre caratteristiche, diventa un’opzione possibile. E ancora, così come esistono moltissimi tipi di occhi in organismi diversi, comparsi fin quasi da subito negli animali, perché non potrebbero allora esistere moltissimi tipi di senzienzia, come dice l’Autore? Qualcosa di molto antico comparso fin dai primordi del passaggio dalla vita unicellulare a quella pluricellulare, o comparso più volte percorrendo poi strade diverse.

Questa è solo una delle domande che si pone l’autore accompagnandoci in un lungo e affascinante viaggio della storia delle proprietà che negli animali sono responsabili della recezione sensoriale e dell’azione: la soggettività e l’agentività, la storia dell’evoluzione dell’esperienza esperita.

Un viaggio dagli oceani alla terraferma, con lo sguardo rivolto al sottoregno dei metazoi, gli organismi pluricellulari il cui percorso evolutivo, cominciato oltre mezzo miliardo di anni fa, ha incanalato per svolte morfologiche ed emotivo-cognitive l’intera storia della vita animale fino ai primati e a noi. I protagonisti sono quindi, all’inizio, organismi delle profondità marine, a partire dalle stupefacenti «spugne di vetro», diafane torri cilindriche prive di sistema nervoso ma elettricamente non inerti, teatro di esemplari mutualismi e vitale fonte di luce per altri organismi. Risalito alla superficie (attraverso l’evocazione delle cubomeduse, con i loro archeo-corredi oculari, o dei «coralli molli», brulicanti aggregati tentacolari simili a «foreste di minuscole mani»), l’Autore schiude poi con il suo racconto scenari a noi sempre più prossimi, come le decisive transizioni cinetiche (il passaggio dal «nuotare» allo «strisciare» in certi vermi), biologiche (l’endotermia, sviluppata in modo autonomo dai mammiferi e dagli uccelli) e sociali (l’«intelligenza» degli insetti). Emerge così come il percorso filogenetico (l’intreccio, più che la progressione, di «pinne-arti-ali») sia caratterizzato da un rapporto di continuità/discontinuità nel succedersi delle varie forme di percezione del sé e del mondo elaborate in tante specie diverse – forme che finiscono con lo sfumare, fino quasi a dissolverlo, lo iato tra materia e mente, e a rendere via via più esteso, stratificato ed elusivo il processo dell’«esperienza cosciente».

Lungo il percorso, ci vengono proposti numerosi concetti filosofici per aiutarci a comprendere questo mondo sconosciuto, invitandoci a riflettere sull’esperienza sensoriale, l’esperienza valutativa, le prospettive e i punti di vista, prendendo spunto da attività semplici e diffuse come la percezione e la risposta presenti in batteri, piante e coleotteri, e le attività più sofisticate e meno comuni come la valutazione effettuata da granchi, api e polpi.  E l’idea che valutare, non percepire, sia stata la prima esperienza, si fa sempre più evidente.

Anche se l’abitudine di parlare di loro in termini di progresso è difficile da sradicare, gli animali non formano una scala che va da forme inferiori a forme superiori. Sull’albero genealogico, alcuni compaiono più in basso perché sono più antichi. Gli insetti odierni, però, non sono inferiori a noi; tutte le creature oggi viventi si trovano in cima a quell’albero, ed hanno avuto lo stesso nostro tempo geologico a disposizione, individuando per ciascuna coppia di specie, antenati comuni più o meno lontani nel tempo. Certi animali sono più complicati di altri in vario modo ma in biologia non c’è spazio per una scala che raccolga tutte le forme, da quelle inferiori a quelle superiori, come sembrava naturale prima di Darwin.

Una volta fatto proprio questo concetto si inizia a capire come indagare ancora una volta l’antica questione, il dualismo mente-corpo, il rapporto tra materia, vita e mente che accompagna la riflessione filosofica da sempre. Cosa si prova a essere un pipistrello, si chiedeva qualcuno. Cosa significa provare qualcosa, sentire qualcosa; se siamo sufficientemente certi che la mente debba avere a che fare con una base esclusivamente fisica e benché le difficoltà poste da altri approcci ci convincano che il materialismo debba essere vero, pure, usando parole dell’Autore «è difficile capire perché lo sia, perché le cose possono stare così».

Un progetto difficile quello dell’Autore. Il progetto di un materialismo biologico, che prova a dimostrare come un universo di processi che non sono mentali o coscienti di per sé stessi, possa organizzarsi così da generare l’esperienza sentita: una mente che è generata da una parte dell’attività che ha luogo nel mondo, «…spesso in assenza di mente».

Una volta iniziato questo libro vorrete leggerlo fino alla fine.

«Arrivai sul posto e notai un Gambero pugile posato sul corpo a beccuccio di un’ascidia. L’animale aveva perso una delle sue grandi braccia armate di chele; non era stata però una gran batosta, giacché la grande chela rimasta era comunque accompagnata da una profusione di arti e di diverse chele più piccole… a un certo punto, il Gambero si arrampico sotto la roccia; doveva essersi aggrappato a testa in giù perché ora l’unica cosa visibile erano alcune lunghe antenne, simili alle vibrisse di un gatto virgola che puntavano verso il basso.
Pensai: “Perché non le tocchi?”. La cosa avrebbe potuto spaventarlo, ma se voleva poteva scappare sotto la roccia… così allungai una mano e con delicatezza gli accarezzai un’antenna, sfiorandola. Con mia gran sorpresa il Gambero scese dalla roccia e mi restituì lo sguardo. Ero incantato. Ormai virgola dopo anni passati a seguire i polpi mi sono abituato all’idea di un certo grado di contatto con animali improbabili, ma l’occhiata in pieno volto lanciatagli da questo Gambero mi lasciò sbalordito.»

Peter Godfrey-Smith

Peter Godfrey-Smith

Professore presso la School of History and Philosophy of Science dell’Università di Sydney. Cresciuto a Sydney, in Australia. Laurea triennale presso l’Università di Sydney e un dottorato in filosofia presso la UC San Diego. Ha insegnato alla Stanford University tra il 1991 e il 2003, e ha combinato un incarico part-time all’Australian National University con una posizione da visiting professor ad Harvard per alcuni anni. Successivamente ha assunto un incarico a tempo pieno ad Harvard ed è stato Professore di Filosofia dal 2006 al 2011, prima di trasferirsi al CUNY Graduate Center (dal 2011 al 2017). Infine ha iniziato un incarico part-time nel programma HPS all’Università di Sydney nel 2015. A tempo pieno nel 2017.

I principali interessi di ricerca sono la filosofia della biologia e la filosofia della mente. Lavora anche su pragmatismo, filosofia generale della scienza e alcune parti di metafisica ed epistemologia. Ha scritto sei libri: Complexity and the Function of Mind in Nature (Cambridge, 1996), Theory and Reality: An Introduction to the Philosophy of Science (Chicago, 2003), Darwinian Populations and Natural Selection (Oxford, 2009), che ha vinto il Lakatos Award 2010, Philosophy of Biology (Princeton, 2014), Other Minds: The Octopus, The Sea, and the Deep Origins of Consciousness (FSG,  2016), e Metazoi: Vita animale e la nascita della mente (FSG e William Collins, 2020).

Presentazione del libro