HomePubblicazioni › Alcune considerazioni sul dissesto idrogeologico del paese, tratte dal dossier Ecosistema rischio 2016 di Legambiente
Alcune considerazioni sul dissesto idrogeologico del paese, tratte dal dossier Ecosistema rischio 2016 di Legambiente
Ricerca 2017 Geologia dell'Ambiente

Alcune considerazioni sul dissesto idrogeologico del paese, tratte dal dossier Ecosistema rischio 2016 di Legambiente

Stefano Mattoccia; Francesca Ottaviani
Abstract
Nel corso degli ultimi anni in Italia si sono susseguiti drammatici eventi di dissesto idrogeologico: alluvione 2010 nel Veneto (Vicenza, Padova), novembre 2013 in Sardegna (Olbia, Nuoro), 2011 e 2014 in Liguria (Genova). Nell'anno 2015 frane e alluvioni hanno provocato 18 vittime, 1 disperso, 25 feriti e 3.694 persone evacuate/senzatetto, coinvolgendo 19 regioni, 56 province, 115 comuni e 133 località. Dal 2000 al 2014: 145 vittime, 44.528 evacuati/senzatetto in 97 province e 625 comuni (dati IRPI-CNR). Negli ultimi anni mediamente si sono investiti 800 mila euro al giorno per riparare i danni e meno di un terzo per prevenirli (trend non sostenibile). La risposta governativa: insediamento della Struttura di missione Italia Sicura presso la Presidenza del Consiglio, istituzione delle rinnovate Autorità di distretto presso il Ministero dell'Ambiente, stanziamento di 654 milioni per i primi 33 cantieri del Piano città metropolitane (132 interventi per 1,3 miliardi). Servono nuove politiche di gestione del territorio: incentivare delocalizzazioni di edifici in aree a rischio, rispetto dei vincoli idrogeologici in pianificazione urbanistica, rinaturalizzazione dei corsi d'acqua, restituzione dello spazio naturale di esondazione. Il D.Lgs. 49/2010 prevede la mappatura della pericolosità delle aree a rischio frane e alluvioni. ISPRA (Trigila et al. 2015 Rapporti 233/2015) ha pubblicato dati aggiornati: 7.145 amministrazioni comunali (88% del totale) hanno aree a pericolosità, 16% del territorio nazionale perimetrato. Il dossier Ecosistema Rischio 2016 di Legambiente (11ª edizione) ha analizzato 1.399 comuni: 7 milioni di cittadini vivono in zone a rischio; 77% comuni con abitazioni in aree a rischio, 51% con attività produttive, 18% con strutture sensibili (scuole, ospedali), 25% con strutture commerciali. Solo nel 4% sono stati svolti interventi di delocalizzazione di abitazioni. 80% ha recepito PAI nel piano urbanistico. 84% ha un piano d'emergenza, ma solo 46% aggiornato negli ultimi 2 anni. Solo 30% comuni ha svolto attività di informazione ed esercitazioni. Tra 12 capoluoghi: Roma, Cagliari, Napoli, Aosta, Bologna, Perugia, Potenza, Palermo, Genova, Catanzaro, Trento, Ancona. (Abstract sintetizzato dal testo)
Bibliografia
Trigila A., Iadanza C., Bussettini M., Lastoria B., Barbano A. (2015), Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio. Rapporto 2015, ISPRA Rapporti 233/2015; Dossier Ecosistema Rischio 2016 di Legambiente (Comuni, dati 2015); Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (IRPI) del CNR, statistiche frane e alluvioni 2000-2014; D.Lgs. 49/2010, attuazione direttiva 2007/60/CE; Legge 267/1998 (legge Sarno); Legge 365/2000 (legge Soverato); Legge 183/1989 sulla difesa del suolo; Legge 100/2012 sulla riforma della protezione civile; Struttura di missione Italia Sicura - Presidenza del Consiglio dei Ministri; Piano città metropolitane; Piani di Assetto Idrogeologico (PAI)
Localizzazione
Italia; Roma; Cagliari; Napoli; Aosta; Bologna; Perugia; Potenza; Palermo; Genova; Catanzaro; Trento; Ancona; Veneto; Vicenza; Padova; Sardegna; Olbia; Nuoro; Liguria
Calabria; Sardegna; Basilicata
Informazioni
RivistaGeologia dell'Ambiente
Numero2/2017
Anno2017
AutoriStefano Mattoccia; Francesca Ottaviani