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“Le forze invisibili. Il sottosuolo tra energia, rischi e futuro” di Luca Dal Zilio

a cura di Giacomo Milazzo

Un saggio chiaro e attuale che trasforma il sottosuolo da sfondo silenzioso a protagonista delle grandi sfide energetiche, ambientali e geopolitiche del nostro tempo.

Abbiamo sempre pensato al sottosuolo come a uno spazio remoto e inerte, riservando alla superficie terrestre tutto ciò che è vitale per i bisogni dell’uomo. Eppure oggi è nelle stratificazioni rocciose, nei fluidi compressi sotto gli oceani e nei vuoti geologici che si sta giocando una partita decisiva per l’umanità. Il cambiamento climatico e la transizione energetica in atto a livello globale hanno infatti trasformato il sottosuolo in un «territorio strategico». È lì che viene confinato il CO2 che continuiamo a produrre, ed è lì che vogliamo custodire – per i millenni a venire – le scorie radioattive; ed è sempre dal sottosuolo che si estraggono il calore che produce energia pulita e i metalli rari indispensabili per le turbine eoliche o i semiconduttori. Ogni nostro intervento, però, modifica equilibri che si sono creati nel corso di milioni di anni, perché la roccia non è un fondale immobile, ma reagisce, si deforma, accumula pressioni e rilascia energia con effetti catastrofici. Ogni perforazione, ogni estrazione, ogni infrastruttura destinata a durare più a lungo della civiltà che l’ha progettata, richiede quindi investimenti, studi e tecnologie adeguati, ma anche una valutazione dei rischi – sociali, ambientali, geopolitici – che oggi siamo disposti ad accettare e delle conseguenze che decidiamo di trasferire nel tempo.

È all’interno di questo quadro che l’Autore, geofisico e ricercatore attivo a livello internazionale, indaga le «forze invisibili» che governano il sottosuolo e ci aiuta a riflettere sul peso delle nostre scelte. Perché ogni idea di futuro deve fare i conti con la responsabilità di decidere che cosa lasciare in eredità alle generazioni che verranno dopo di noi.

«Il sottosuolo è il luogo più trascurato nel dibattito pubblico sulla transizione energetica. Parliamo tanto di pannelli solari, di turbine eoliche, di batterie, di idrogeno verde; parliamo meno – molto meno – di quello che c’è sotto: delle rocce che devono accogliere la CO2 che non possiamo più emettere, del calore che possiamo estrarre per scaldarci, dei minerali senza i quali le turbine e le batterie non esistono, delle faglie che possono rispondere in modo imprevedibile alle perturbazioni che imponiamo loro, delle scorie che resteranno pericolose per centomila anni indipendentemente da tutto».

L’Autore ci racconta moltissime storie di soluzioni eleganti quasi mai raccontate, raramente presenti nei quotidiani, ma sono storie che tracciano possibilità concrete di un futuro migliore: basta investire nella comprensione del sottosuolo e non farsi incantare da qualche promessa.

La roccia non mente, non ha un’agenda politica, non risponde alle pressioni del mercato, non si lascia convincere da un comunicato stampa. Risponde alle leggi della fisica, che sono le stesse ovunque. Un libro che parla di quel che c’è sotto i nostri piedi deve trasmettere la comprensione di queste leggi affinché vengano usate con cura. Non pretenderne il controllo o la certezza ma consapevoli che si sta interagendo con quanto esiste da miliardi di anni, prima ancora che la vita conquistasse la terraferma, e che sarà presente in futuro nonostante i nostri errori.

Troppo spesso la transizione energetica viene presentata come un processo pulito, quasi astratto, che avviene lontano da noi. Si parla di futuro verde senza ricordare il litio estratto nel Salar de Atacama, nel deserto cileno più arido del mondo; il cobalto scavato a mani nude in Congo; o le comunità indigene andine che vedono prosciugarsi acquiferi millenari per alimentare le vasche di evaporazione. Si promuove la geotermia senza chiarire che cosa significhi perforare vicino a faglie attive. Si annuncia lo stoccaggio del CO2 senza affrontare il monitoraggio decennale che richiede, né i sistemi di controllo e responsabilità ancora da definire. In queste pagine si spiega come e perché queste tecnologie funzionano, ma anche quali problemi occorre considerare per evitare l’ipocrisia di una «transizione sulla pelle degli altri».

La produzione di calore da parte della Terra proviene in parte dal decadimento di elementi radioattivi nelle rocce, e in parte dal calore residuo della formazione del pianeta, che si disperde lentamente verso la superficie. A pochi chilometri di profondità, le rocce possono raggiungere temperature sufficienti a generare vapore; questo aziona le turbine, che producono elettricità senza combustione. Estenderla su scala globale, anche dove il calore non emerge spontaneamente, significa perforare la crosta, iniettare fluidi e creare nelle rocce vie di circolazione per il calore. La geotermia esiste, funziona e ha un potenziale enorme. Ma quando si alterano gli equilibri del sottosuolo, le faglie vicine possono reagire. Quanto, come e in quali condizioni? Sono domande a cui occorre rispondere prima di intervenire su larga scala.

Laddove le emissioni non potranno mai essere azzerate, nella produzione del cemento e dell’acciaio, per esempio, si percorre una strada diversa: catturare il CO2 e stoccarlo in profondità, in formazioni geologiche porose sotto i fondali marini o le pianure sedimentarie. Lì il gas resta intrappolato e, nel corso dei secoli, la mineralizzazione lo trasforma lentamente in carbonato solido: un processo che la Terra compie da miliardi di anni contribuendo così alla regolazione del clima. Riprodurlo artificialmente su scala industriale, però, richiede di capire come il CO2 si muove nelle rocce, dove può trovare vie di fuga e come varia la pressione man mano che il deposito si riempie. Lo stesso vale per l’idrogeno, pulito e potente, prodotto per elettrolisi da fonti rinnovabili: per conservarlo su larga scala servono cavità saline, formazioni porose e altri spazi sotterranei che la Terra offre, ma che vanno gestiti con competenza.

Ci sono poi i minerali critici, indispensabili per batterie, turbine eoliche e semiconduttori, spesso concentrati in aree remote, geologicamente complesse e ad alta attività tettonica. E che dire infine delle scorie nucleari, pericolose fino a centomila anni: vanno collocate dove la roccia sia stabile, dove l’acqua non penetri nel momento sbagliato e ciò che seppelliamo resti davvero sepolto.

Questo è il percorso seguito nel corso dei capitoli: descrivendo una partita giocata nel sottosuolo. «La roccia, infatti, non è uno spazio vuoto in attesa di istruzioni: è un sistema in equilibrio, costruito nel corso di milioni di anni, che, quando viene perturbato, risponde. A volte con deformazioni impercettibili, a volte con scosse sismiche, a volte con conseguenze che i modelli non avevano previsto. Si possono sfruttare le potenzialità del sottosuolo per favorire la transizione energetica senza incorrere in questi problemi? Le soluzioni esistono, sono praticabili, sono necessarie, ma non possono essere ignorate o, al contrario, sbandierate come feticci».

Nel sottosuolo si concentrano calore, fluidi, pressioni, minerali e fratture. A lungo lo abbiamo considerato una riserva da sfruttare o uno spazio da occupare; oggi gli affidiamo compiti molto più complessi: produrre energia geotermica, stoccare CO2 e idrogeno, fornire minerali critici, garantire sicurezza nel lungo periodo. Ma tutto questo avviene dentro un sistema fisico complesso, segnato da una storia geologica e sensibile a ogni perturbazione. È in queste dinamiche invisibili che si decide una parte essenziale del nostro futuro.

Un ottimo punto di ingresso per chiunque voglia capire perché il sottosuolo sia diventato un campo di battaglia strategico tra transizione energetica, sicurezza e potere geopolitico. Per un blog o un canale di divulgazione scientifica, è una miniera di angoli narrativi.

Luca Dal Zilio

Geofisico e ricercatore italiano attivo a livello internazionale. È professore di Geofisica alla Nanyang Technological University (NTU) di Singapore e Principal Investigator presso l’Earth Observatory of Singapore, dove dirige il laboratorio di geofisica computazionale. Laureato in Geofisica all’Università di Padova, ha conseguito il dottorato all’ETH di Zurigo e ha svolto attività di ricerca anche al California Institute of Technology (Caltech). È stato insignito di riconoscimenti internazionali come il Prix Schläfli (2022) dalla Swiss Academy of Sciences, il Jason Morgan Early Career Award dell’American Geophysical Union (2023) e l’Early Career Scientist Award dell’European Geoscience Union (2026).

Indice

Introduzione. Il futuro del sottosuolo
1. L’energia del calore della Terra
L’inferno a Larderello
Due viaggi verso il centro della Terra
Tutte le declinazioni della geotermia profonda
Rinnovabile, pulita, autoctona
L’impatto ambientale e i rischi della geotermia
Orgoglio e conflitto nelle «terre calde»
2. «Seltz on the rocks»: la cattura e lo stoccaggio del carbonio
Una tecnologia green figlia del petrolio
Entusiasmo, crollo, rinascita
La filiera: dalla cattura allo stoccaggio
L’Islanda e la pietra impossibile
La geologia degli scrigni
Il viaggio di una bolla di CO2
Stoccata e… fuga?
Il rischio sismico
Altri impatti: energia, cantieri e la questione intergenerazionale
Quanto costa, e chi paga
Storia di due città: Barendrecht e Ravenna
La CCS è un alibi per l’industria fossile?
3. Alla ricerca dell’idrogeno bianco
L’elemento più elementare
Una trivella, del gas, un accendino
Come la Terra produce l’idrogeno
La miniera Jacuzzi
Quanto idrogeno bianco si può trovare nel sottosuolo?
I detective del sottosuolo
Cosa può andare storto?
Una risorsa energetica «democratica»
Quattro domande per andare oltre l’hype
La lezione del petrolio
4. Le scorie nucleari, un problema senza fine
Un milione di anni di radiazioni
Quanto è difficile stimare i rischi
Scatole cinesi sottoterra
Onkalo, un tunnel nel bosco
La lettiera fatale
Come si ragiona su centomila anni
Religioni, gatti colorati e bandiere dei pirati
Chi decide per chi
Paesaggio italiano, da Scanzano Jonico a Trino Vercellese
Indecisi di tutto il mondo
Dove non si possono stoccare scorie nucleari
Non è che, sul nucleare, abbiamo sbagliato davvero tutto?
5. Il futuro verde è grigio: minerali critici e transizione energetica
I «magici» diciassette
Rocce magmatiche, salamoie e argille
Cina: il lago di fango nero
Il cuore di tenebra delle miniere congolesi
Il Triangolo del litio, senz’acqua
Brasile: la grande ondata marrone
In Europa: da Kiruna al Critical Raw Materials Act
La speranza del riciclo
Distruggere la Terra per salvarla?
Conclusione. La faglia come laboratorio

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