
a cura di Giacomo Milazzo
Da “Il rubastino”, periodico bimestrale della Pro loco di Ruvo di Puglia (3 gennaio 2026)
Viaggi “sotto” le Murge, ha per sottotitolo “le radici del paesaggio”. Si tratta del paesaggio carsico che oltre ad estendersi sulla superficie, si estende anche dove sfugge alla nostra osservazione, nella terza dimensione: quella verticale della profondità, un po’ come le radici delle piante che vivono in superficie, dove le vediamo, ma traggono alimento dalle profondità che noi non vediamo. Ma, nell’osservazione della realtà, alle profondità corrispondono i tempi del passato, che siano strati di roccia o segni dell’uomo e del tempo; per questo il viaggio nella geografia non può non essere anche un viaggio nella storia di un luogo e di una società.
Consigliando un viaggio turistico, culturale o naturalistico, l’autore prevede che possa facilmente divenire “…un viaggio nelle proprie curiosità “tra le domande e la ricerca di risposte, un viaggio anche nella storia o nel tempo profondo, più remoto, (quello) della geologia”.
Nella prefazione un altro Autore, Alfredo de Giovanni, si spinge a notare che “…le grotte delle Murge diventano non solo un fenomeno carsico, ma un simbolo universale, un archetipo che informa la nostra cultura e la nostra filosofia. Non è un caso che proprio su questo elemento si fondi una delle allegorie più celebri del pensiero occidentale: il Mito della Caverna di Platone. Il filosofo greco ci ha mostrato come l’oscurità della grotta possa rappresentare la condizione umana nell’ignoranza, dove si scambiano le ombre per la realtà, cosicché la via d’uscita, la difficile risalita verso la luce del sole, diviene la metafora della conoscenza …”.
Il volume non si sostituisce alla narrazione che valide guide potranno fare dei luoghi da loro conosciuti, descritti e narrati, ma suggerisce le motivazioni per spingerci a visitare gli ambienti al di sotto della superficie su cui ci muoviamo ogni giorno.
Si tratta di nove grotte, tra quelle attrezzate per la visita guidata, in pratica non quelle che per “chiara fama” sono note a un vasto pubblico (delle quali non si intende sottovalutare il valore scenico e culturale), ma di quelle bellezze naturali e culturali che, pur essendo meno grandi e vistose, meritano di essere prese in considerazione sia come tappe di un viaggio che per brevi uscite fuori porta, e fuori dagli ambienti e dai percorsi della quotidianità.
Cinque ulteriori schede di località segnalate per il potenziale interesse portano a 14 il numero dei casi segnalati, in un elenco che non ha l’intento di essere esaustivo, ma piuttosto di offrire un ventaglio di “esempi” di fruizione di grotte vario e distribuito sul territorio murgiano, in quattro provincie della nostra regione. Non manca il “giallo” della grotta un tempo nota e oggi introvabile.
Le quattordici “schede”, non solo evidenziano alcuni aspetti dei beni culturali o naturali delle grotte tali da motivarne la visita, ma accendono un faro su protagonisti del passato, studiosi ed esploratori, per quello che hanno scoperto e tramandato sulle grotte citate o sui temi dei capitoli introduttivi (la scienza, la letteratura, il turismo, la speleologia…), tanto che oltre all’indice dei capitoli e delle grotte troviamo un indice dei nomi citati, e il viaggio verso i luoghi diventa anche un viaggio verso le persone e le storie che possono narrare.
Non mancano i dati essenziali per l’escursionista, in una scheda di sintesi che riporta l’ubicazione di ciascuna grotta, con le coordinate geografiche e i riferimenti alle modalità di visita e l’accessibilità per diversamente abili.
Altro interessante collegamento è quello con i “cammini”, che consente di combinare una visita sotterranea nel progetto più ampio di viaggio lento a piedi o in bicicletta. Sono stati presi in considerazione la via Francigena del Sud, il Sentiero Italia, il Cammino di don Tonino, Il Cammino materano, la ciclovia dei Borboni, e itinerari più brevi e locali come le Passeggiate agroecologiche nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia e Dal Mare alla Murgia (pubblicato da UNPLI Puglia e Consiglio Regionale della Puglia nel 2018).
Non trascurando le necessità della tutela ambientale, vista come uno degli obiettivi della conoscenza e della divulgazione, l’autore vuole spezzare una lancia per le forme innovative di fruizione dell’ambiente, a volte più sicure e anche più inclusive rispetto all’accesso diretto, che sono uno dei temi del capitolo conclusivo (dal titolo “Quali forme di turismo per le grotte delle Murge?”). Si ricorda, nelle conclusioni, che le attività culturali suggerite hanno ricadute sociali, come la sensibilizzazione sugli ambienti carsici ipogei, sul loro ruolo ecologico ma anche di vie di alimentazione delle falde idriche, e possono perseguire, tra l’altro, gli obiettivi di un Geoparco (il MurGEopark recentemente riconosciuto dall’UNESCO) conformi agli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2023 delle Nazioni Unite, obiettivi che includono la necessaria geoconservazione, la tutela di beni geologici che vanno tramandati alle generazioni future.
Nella chiusura del volume l’autore, ripetendo quella del precedente volume “Dal mare alla Murgia” (scritto con Mariano Fracchiolla e Graziano Gadaleta), torna a mettere a fuoco la dimensione “personale” del viaggiatore:
“…Cosa non è questo volume, dunque? Non è una guida a un’escursione, né un itinerario da seguire: le soste alle grotte possono essere incluse in un itinerario che ogni lettore-viaggiatore può elaborare seguendo la propria ispirazione, basandosi su conoscenze e curiosità provenienti dal vissuto personale. Mi sono limitato ad accennare possibili “nessi” con altre località, altre mete o cammini e itinerari già esistenti; sono possibilità che costringono quasi il viaggiatore a farsi un po’ esploratore e, mi auguro, a scoprire qualcosa in sé stesso, nel bisogno di una via di fuga dalla forma di viaggio “standard”, omologata e ripetibile, per rendere il proprio viaggio personale e irripetibile.”
Dalla prefazione di Alfredo De Giovanni:
“… Paesaggi nascosti, appunto, quelli che a una certa umanità – sempre più chiusa in metropoli asfittiche, indaffarate e poco sensibili – sembrano non appartenere per distanza o disinteresse, ma che in realtà toccano l’immaginario del sacro, finendo per abbracciare ciascuno di noi. Sin dalla notte dei tempi, quando si parla di grotte, si parla di varchi verso il profondo, di sipari che si affacciano su una dimensione interiore, un misto di attrazione e repulsione, di quiete primigenia e terrore ignoto.”
Vincenzo Iurilli

L’autore si definisce “geologo dalla nascita”: fin dall’infanzia si riempiva le tasche di ciottoli levigati e cristalli di calcite, poi ha scelto di proseguire con questa attività dedicandovi gli studi per la laurea e il dottorato di ricerca. Ha iniziato a praticare la speleologia dopo aver letto un libro di Vittorio Stagnani che fu ben presto il focolaio di un’epidemia di speleologia a Ruvo di Puglia. Trovando la vita in grotta molto confortevole e meno rischiosa di quella in casa, ha continuato a praticare tali attività sia in Puglia che in alcune spedizioni scientifiche all’estero. Ha scritto pagine e pagine di appunti e osservazioni e scattato migliaia di fotografie che si ripromette di pubblicare man mano che le ritroverà. Si dedica alla divulgazione in seminari itineranti e alla promozione delle Scienze della Terra nella società, anche creando sinergie tra associazioni e istituzioni, per prevenire i rischi geologici rafforzando la “geocultura” e riscoprendo nel territorio le radici delle culture di ogni comunità e di ogni epoca.
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