
a cura di Giacomo Milazzo

Apriamo la nuova rassegna con un classico! Tematiche care a chi ha cuore le Scienze della Terra, geologi e non solo.
Un libro questo che non può e non deve mancare nella biblioteca di tutti i geologi, men che mai dei paleontologi e, non con un decrescente ordine d’importanza o d’attenzione, in quella di tutti gli appassionati di storia della scienza. Perché questo, contrariamente a quel che leggo qua e là in varie recensioni, è innanzi tutto un fantastico viaggio nella storia della paleontologia, sostegno biologico alla geologia e alla storia della Terra. Un percorso che ci guida passo dopo passo, attraverso personaggi più o meno famosi, che siano stati scienziati o semplici appassionati, passando dai più disparati luoghi della Terra, dall’Egitto al South Dakota, dalla Cina alla Borgogna: alla scoperta di come si è evoluta nel tempo la conoscenza della storia biologica del nostro pianeta, passata da miti tra i più disparati ma spesso con elementi comuni, a versioni dogmatiche di stampo teologico fino all’affermazione delle teorie scientifiche supportate da evidenze sperimentali inconfutabili.
Se la scienza, la storia antica e i miti vi incuriosiscono, o siete attratti dal modo in cui l’umanità ha sempre provato a interpretare il mistero del proprio ambiente, questo testo non può mancare. L’Autore ci accompagna in un itinerario insolito e affascinante, dove la meraviglia sostituisce la sicurezza e ogni errore diventa una tappa preziosa nel cammino della conoscenza, mescolando divulgazione storica e scientifica con uno stile narrativo brillante, accessibile e avvincente.
Il libro è più di un semplice saggio scientifico: rappresenta una narrazione collettiva che include scienziati, contadini, collezionisti, monaci, filosofi e curiosi di vario genere. Combinando aneddoti, storie e scoperte in un testo chiaro e comprensibile, l’Autore ha realizzato qualcosa di adatto a chi apprezza la divulgazione scientifica presentata in modo coinvolgente.
Quel che appare frequentemente nel testo è l’attenzione all’errore: molte grandi scoperte sono derivate da interpretazioni errate che, prima ancora del metodo scientifico, indicano come lo stupore abbia stimolato il pensiero scientifico, e generando dubbi di continuo, perché così procede la scienza.
Ma al tempo stesso è un percorso di fantasia, provando a immaginare come dovettero sentirsi gli antichi romani, o gli egizi, ancor più indietro nel tempo gli uomini paleolitici, o perché no un Neanderthal, quando per la prima volta incapparono in un fossile che emergeva misterioso da una roccia. Un cranio o un sasso? Impronte a forma di conchiglia su una parete rocciosa? Si trovarono di fronte qualcosa che non avevano mai visto prima, qualcosa che non riuscivano a spiegare. Qualcosa che magari assomigliava vagamente un animale, o a una pianta, ma duro come la pietra e nascosto all’interno di una roccia. Da dove veniva? Chi lo aveva messo lì? E, soprattutto, che cos’era in realtà? Fin troppo tempo dovette passare fino al pensiero di Aristotele che credeva che i fossili fossero risultati di processi naturali imperfetti, o a coloro i quali li associavano a creature misteriose.
La storia del rapporto tra l’essere umano e questi strani oggetti è incominciata con quella prima casuale scoperta avvenuta migliaia e migliaia di anni fa e, nel corso dell’infinità delle vicissitudini umane è divenuta un’epoca costellata da felici intuizioni ed errori madornali, ipotesi azzardate e passioni smodate. Il tutto sempre condito da una buona dose di serendipità.
Con la rivoluzione scientifica del XVIII secolo questo stesso rapporto è fatto oggetto di una ricerca tesa a trovare una spiegazione, o quantomeno un senso, al lontano passato del pianeta. Nel corso del tempo, poi, l’indagine fu incanalata e organizzata, fino a sfociare, nell’Ottocento, nella fondazione di una vera e propria disciplina scientifica, la paleontologia appunto, il cui oggetto di studio sono proprio gli organismi fossili.
E se chiamiamo preistoria il lunghissimo periodo precedente all’invenzione della scrittura allora questo libro ci parla di qualcosa che potremmo definire, come fa l’autore, pre–paleontologia.
Ma il punto chiave è sempre lo stesso, che guida l’incedere di ogni tipo di scoperta, scientifica e non, nel bene come nel male: la sconfinata curiosità dell’essere umano e il dubbio continuo, esente da pregiudizi e vizi dogmatici.
Impossibile fare l’elenco dei tantissimi nomi di personaggi, più o meno famosi, citati nel libro, ma ne potrete leggere le storie, spesso quasi gesta eroiche contro il pensiero unico delle confessioni religiose. O persino di scherzi feroci ai danni di insigni luminari! Tra i tantissimi mi ha emozionato particolarmente a storia di Mary Anning, della quale ho voluto anche inserire un podcast sulla sua vita, andato in onda su un canale radio della Rai.
Se l’argomentazione a favore delle prove della natura evolutiva dei fossili di animali o piante ha faticato ad affermarsi, prove ben più difficili dovette affidare l’estensione di questi concetti al genere umano: tra coloro che sostennero che la cosa avesse potuto riguardare anche il genere umano, c’è chi finì giustiziato o al rogo per le proprie idee.

La paleontologia nasce nel XVII e nel XVIII secolo come risultato delle intuizioni di Agostino Scilla e Niccolò Stenone con quest’ultimo che, pur di non negare la sua incrollabile fede nelle sacre scritture, preferì interrompere gli studi e tacere accorgendosi che la negazione gli veniva proprio dai suoi stessi studi: intuizioni straordinarie sulla natura dei fossili e sulla stratigrafia. E che dire degli studi di anatomia comparata condotti da George Cuvier, il grandioso scienziato che da un ossicino poteva ricostruire un dinosauro? La nuova scienza, a metà strada tra biologia e geologia, si distingue dall’archeologia perché non include i manufatti umani, ma i confini fra queste diverse discipline diventano sempre più sfumati sia col diminuire dell’età dei reperti, sia con il progredire dell’approccio multidisciplinare delle ricerche, dei metodi di indagine e della tecnologia.
La paleontologia umana, o paleoantropologia, nasce nel 1856, col ritrovamento del teschio del primo Homo neanderthalensis scoperto in Europa, nella valle di Neander appunto (valle si dice ‘tal’ in tedesco, da qui Neandertal, o Neanderthal, con o senza h va bene uguale). A metà Ottocento non era ancora per nulla accettato che fossero esistite forme umane diverse dalla presente, tanto è vero che in effetti fossili simili erano già stati trovati, a Gibilterra e in Belgio, senza che nessuno avesse capito di cosa potesse trattarsi. Persino alcuni evoluzionisti d’accordo con le idee che da lì a poco Darwin avrebbe messo nero su bianco, erano convinti che l’uomo avesse seguito strade diverse da quelle degli altri animali.
Ci furono persino ipotesi che questi scheletri fossero appartenuti a cretini, o a polacchi (non me ne vogliano), o alle vittime di terribili emicranie che a forza di massaggiarsi la fronte, avessero sviluppato una formazione ossea spessa un centimetro sopra gli occhi (…).
Ma scartate queste ipotesi ciò che appariva, per quanto improbabile, era la verità: impossibile negare che anche l’umanità si sia evoluta, passando attraverso forme differenti.
Anche l’uomo quindi. Ma tutto il resto? La lettura del libro accompagnerà anche in questi luoghi della storia.
La paleontologia è una delle scienze storiche, insieme, ad esempio, all’archeologia, alla geologia, alla biologia evolutiva, all’archeoastronomia, alla filologia e alla storia stessa. Questo significa che essa descrive fenomeni del passato e ne ricostruisce le cause. Descrive il fenomeno del passato, il suo sviluppo porta ad una teoria generale sulle cause dei vari di tipi di cambiamento correlati al fenomeno e infine, applica la teoria per stabilire i fatti. Quando si tenta di spiegare i fenomeni passati, i paleontologi e gli altri scienziati storici spesso formulano una serie di ipotesi sulle cause e dopo ne ricercano la prova, o meglio, qualcosa che indichi che un’ipotesi è migliore delle altre, con un percorso a ritroso nel tempo: dalla scena del crimine al delitto. Proprio come farebbe un ottimo investigatore, qualcuno o qualcuna come Sherlock Holmes. Con un metodo logico chiamato abduzione o, in termini più moderni, inferenza alla miglior spiegazione.
Ci è voluto molto tempo affinché il termine paleontologia fosse ufficialmente accettato, e quanto da questa trattato, riconosciuto come una disciplina scientifica. A causa della sua natura duplice (ancora oggetto di studi epistemologici), la paleontologia ha affrontato un pregiudizio scientifico che è durato a lungo, anche quando già erano state pubblicate riviste, costruiti musei e istituite cattedre in questo campo. Una scienza che cercava di coprire due ambiti ma non eccelleva in nessuno dei due si diceva. Servì quasi un secolo perché lo studio degli organismi estinti si affermasse come disciplina autonoma apprezzata. Nel frattempo, l’interesse pubblico per queste creature continuò a crescere. Le intuizioni di Leonardo, Shen Kuo, Stenone e Scilla, unite alle teorie di Hutton e Cuvier, stavano evolvendo in un complesso corpus di conoscenze. Le nuove generazioni di paleontologi hanno proseguito il lavoro iniziato da Anning, Buckland e altri pionieri, sviluppando l’ambito in maniera complessa e ramificata, intersecandosi con diverse altre discipline. Il termine, introdotto da de Blainville è stato gradualmente accettato e ha dato origine a molteplici campi di studio, tra cui la palinologia (studio dei pollini fossili), la paleoecologia, la micropaleontologia e la paleoclimatologia. Il percorso verso questa nuova scienza è stato lungo e complesso, segnato da eventi casuali. Ha avuto inizio con l’apparizione dell’essere umano sulla Terra, dove i curiosi hanno sempre indagato sulla storia antica del mondo. La paleontologia continua a rispondere a molte domande e ne genera costantemente di nuove. E straordianario è il sapere che oggi, modernissime tecniche di genetica molecolare, confermano e arricchiscono quanto questa disciplina abbia prodotto nel tempo.
Torniamo quindi ad immaginare quella scena del passato: un pomeriggio di duecentomila anni fa, durante una perlustrazione lungo i pendii rocciosi di una collina, un esemplare di uomo di Neanderthal nota una conchiglia all’interno di una pietra. È stato allora, forse, che l’umanità ha tentato per la prima volta di spiegare il significato dei fossili. Oggi, grazie alla paleontologia, siamo abituati a vedere fossili nei musei, a leggere dei loro ritrovamenti e a vedere creature del passato ricostruite a partire da questi resti sepolti. Prima dell’Ottocento, però, la paleontologia non esisteva, e il nostro rapporto con i fossili era un’epopea fatta di interpretazioni a dir poco bizzarre, errori madornali, felici intuizioni e colpi di fortuna.
L’Autore racconta dunque quella lunga parte di storia dei fossili che non conosciamo, tra ciclopi, giganti e draghi, invitandoci «a perdervi nei meandri degli errori, dei percorsi alternativi, delle idee strambe e delle ipotesi più fantasiose dalle quali è nata la paleontologia».
Diego Sala

Si occupa da più di vent’anni di divulgazione scientifica, unendo la sua passione per il teatro a quella per la storia naturale. È giornalista pubblicista, e ha collaborato con “Il Giorno” e “La Nazione”. È stato caporedattore della rivista “ArteIN” e ha contribuito a illustrare alcuni libri per ragazzi editi da DeAgostini, a tema dinosauri. Attualmente lavora al Museo delle Scienze di Trento, dove progetta e realizza eventi per il pubblico sui temi dell’evoluzione e della biodiversità, e per il quale ha curato i contenuti scientifi ci della trasmissione La banda dei fuoriclasse, di Rai Gulp.
La Paleoarte di Diego Sala una splendida vetrina, un museo disegnato, uno splendido lavoro artistico dedicato alla paleontologia, opera dell’Autore.
