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“I depositi archeologici. Una guida di campo” di Diego E. Angelucci

a cura di Giacomo Milazzo

I Depositi ArcheologiciIn tempi relativamente recenti le discipline archeologia e geologia, intese in senso lato, si sono avvicinate. Gli archeologi, sviluppando l’archeologia ambientale hanno bisogno di tutto quanto possa fornire informazioni sugli ambienti fisici in cui si mossero e si svilupparono le società antiche; i geologi, dovendo datare certi fenomeni naturali e convinti che quello che è accaduto nel passato può avvenire nel futuro, avevano inoltre bisogno degli archeologi. Si assiste quindi alla nascita di una nuova area tematica: la Geoarcheologia.
Come si può definire la Geoarcheologia? Un primo veloce tentativo potrebbe essere: il lavoro che fa il geologo quando opera nel campo dell’archeologia. Definizione quantomeno errata, perché induce a considerare questa disciplina come prettamente scientifica, mentre, essa deve essere ritenuta di unione fra i campi scientifici e quelli umanistici.

Un’altra definizione, oggi abbastanza accettata (che esprime meglio l’idea di collegamento fra geologia e archeologia), è la seguente: ricerca archeologica che utilizza concetti e metodi delle Scienze della Terra.
Tra gli obiettivi dell’area tematica SIGEA c’è la volontà di offrire un contributo a una nuova pratica professionale soprattutto nel campo della Geoarcheologia urbana e della Geoarcheologia preventiva, pratiche delle quali la legislazione italiana è del tutto deficitaria.
Inoltre nell’ambito dell’area tematica si creano strette collaborazioni fra Enti Universitari, Soprintendenze, Ordini professionali e Associazioni che perseguono i medesimi obiettivi nonché mediante l’organizzazione di convegni, corsi di formazione e esercitazioni sui temi della Geoarcheologia.

Attraverso le metodologie delle Scienze della Terra, la Geoarcheologia agisce quindi da ponte nel rispondere ad alcuni quesiti che il solo scavo archeologico non riesce a colmare, in contesti particolari, con l’obiettivo di comprendere appieno le relazioni tra Geologia e Archeologia. Quando si sente parlare di Geoarcheologia, la prima accezione che viene alla mente è la sua vicinanza alle Scienze della Terra in generale, piuttosto che alla Geologia; e ciò accade per il semplice motivo che la Geoarcheologia abbraccia più discipline scientifiche quali, per citarne alcune, la Stratigrafia, la Micromorfologia, la Pedologia, la Geomorfologia, la Cartografia, la Chimica, l’Agronomia e l’Archeologia. Si potrebbe persino parlare di Scienze Geoarcheologiche, piuttosto che di Geoarcheologia; occorre, dunque, che venga riconosciuta la figura del Geoarcheologo come tale e non come un qualcosa di ibrido.

Ovviamente, alla concezione teorica delle discipline della Geologia e dell’Archeologia, si collegano una serie di tecnologie come il GIS, il Remote Sensing, il rilievo 3D e la geofisica applicata che sono di fondamentale supporto nel caso in cui l’occhio del geoarcheologo non fosse sufficiente per una ricostruzione sinottica-globale del sistema naturale-antropico.

La Geoarcheologia, alla luce di quanto detto, si potrebbe definire come la disciplina che coniuga tutte le scienze diagnostiche, invasive e non invasive, nello studio delle dinamiche antropofisiche del paesaggio.

Ed è dunque in questo ambito che il nuovo libro dell’Autore va a collocarsi, fornendo le basi necessarie a collocare correttamente, nel tempo e nello spazio, le informazioni che vengono dai depositi archeologici.

I depositi archeologici – sedimenti e suoli – non sono infatti solo contenitori di reperti e di strutture, ma anche fonte di preziose informazioni per chi li scava, una volta che sappia osservarli e descriverli correttamente. Il libro fornisce una chiave di lettura per decodificare le caratteristiche delle stratificazioni archeo- logiche; dopo aver passato in rassegna le conoscenze su sedimenti e suoli, propone un percorso descrittivo per la raccolta dei dati sul terreno, elencando e definendo le varie proprietà che contraddistinguono i depositi al fine di normalizzarne la descrizione. Una guida di campo pensata per accompagnare archeologi e archeologhe sul cantiere di scavo e durante la ricognizione.

Nota dell’Autore
Dopo il volume pubblicato nel 2022 per l’editore Carocci, intitolato Elementi di geoarcheologia. Minerali, sedimenti, suoli, l’Autore pubblica un nuovo libro che si inserisce nel filone geoarcheologico, che da anni indirizza le sue ricerche. La nuova opera, I depositi archeologici. Una guida di campo, si propone di fornire le prime indicazioni per la descrizione di suoli e sedimenti archeologici, naturali o antropici che siano. Si tratta di un’opera di carattere tecnico, pensata come testo di riferimento per studenti e studentesse, professionisti e professioniste, ricercatori e ricercatrici che volessero avvicinarsi alla lettura e all’interpretazione delle stratificazioni archeologiche sul terreno, nel corso di ricognizioni e scavi archeologici.

Dopo una parte introduttiva che riassume quanto attualmente noto per la descrizione di sedimenti e suoli, vengono elencate sistematicamente le proprietà che contraddistinguono i depositi archeologici – composizione, granulometria, colore, struttura, resistenza, pedofigure etc. – e, per ciascuna di esse, vengono indicati e illustrati i parametri utili alla loro descrizione. Questa enumerazione sistematica è accompagnata da esempi di descrizioni archeologiche tratte da alcuni dei lavori svolti dall’autore nel corso della propria esperienza pluridecennale su scavi archeologici in Italia e all’estero, da un indice analitico e da tavole a colori che presentano una selezione di suoli e sedimenti archeologici a titolo esemplificativo. Più che di una narrazione si tratta quindi di un vademecum che vuole fissare una prima norma descrittiva per gli archeologi e le archeologhe che operano in scavi e ricognizioni sul terreno, con la volontà di fornire un testo di riferimento.

Lo scopo del volume, ovviamente, è di uniformare la descrizione dei depositi archeologici, considerati per molto tempo oggetti di scarso interesse o semplici contenitori di reperti e di strutture. Nel libro, l’Autore tenta quindi di restituire dignità al terreno in una prospettiva squisitamente geoarcheologica, sottolineando come le stratificazioni archeologiche siano contenitori di dati diagnostici che forniscono preziose informazioni sull’azione dei gruppi umani del passato e sul loro rapporto con l’ambiente circostante. Un testo che si inserisce nel filone dell’odierna scienza archeologica e della geoarcheologia – disciplina di frontiera tra le scienze della Terra e l’archeologica – che si spera possa essere di qualche utilità in questo settore specifico

Diego E. Angelucci

Diego E. Angelucci
©2018 ph Romano Magrone

L’Autore è un geoarcheologo italiano. Professore associato di Metodologie della ricerca archeologica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell ’Università di Trento (per chiamata diretta dall’estero, dicembre 2008), è abilitato alla prima fascia dal 2020. Dallo stesso anno è ricercatore presso il Centro di Archeologia dell’Università di Lisbona (UNIARQ), Portogallo. Madrelingua italiano, parla spagnolo, portoghese, inglese e catalano ed è in grado di leggere francese e un po’ di tedesco.
Le sue ricerche si collocano all’intersezione tra archeologia, antropologia e scienze della Terra, concentrandosi sullo studio dei depositi archeologici e sulle relazioni tra i gruppi umani del passato e l’ambiente in cui vivevano. Si dedica in particolare alle società nomadi (cacciatori-raccoglitori e pastori) e alle aree montane della regione mediterranea, partecipando a vari progetti, incentrati soprattutto sulla transizione neanderthal-sapiens nella penisola iberica e sul popolamento delle Alpi.