Ricerca 2002 Geologia dell'Ambiente
Le alterazioni del territorio provocate dall’ittiocoltura
Leonardo Lombardi
Abstract
Esaminando le alterazioni antropiche del territorio, un ruolo non marginale è svolto dalle attività connesse alla produzione di proteine animali, in particolare quelle derivanti da specie che vivono in acqua. L'articolo ripercorre la storia dell'allevamento ittico dalle prime testimonianze egiziane (bassorilievo di Tebe del II millennio a.C.) attraverso le civiltà siriane, greche e romane. Nel mondo romano si hanno allevamenti di natura ornamentale (acquari delle ville patrizie) e vivai impiantati a scopo religioso (tempio siriaco sul Gianicolo). Vengono descritti esempi concreti: la grande vasca per allevamento commerciale rinvenuta nel quartiere Portuense durante lo scavo per l'Ospedale Spallanzani (42x19 m con vasi fittili come tane per pesci), una vasca analoga in Via Latina e le numerose peschiere nei cortili (atrium) delle ville romane. Lungo la costa tirrenica sono state censite più di cinquanta peschiere costituite da: strutture di protezione (moles) protendentesi verso mare aperto, vasche di allevamento riproducenti l'ambiente naturale (spesso suddivise in porzioni triangolari) e canali per i ricambi d'acqua. Plinio attribuisce a Sergius Orata la prima installazione a Baia (Napoli) all'inizio del I sec. a.C. per la produzione di ostriche. Le peschiere, occupando spesso migliaia di metri quadrati, hanno alterato il normale flusso delle correnti marine, aumentando l'erosione e causando insabbiamenti laterali, modificando il profilo originale delle coste con effetti che oggi non possiamo completamente verificare. (Abstract sintetizzato dal testo)
Localizzazione
Geologia dell'Ambiente, n. 4/2002, pp. 17-18
Campania; Lazio

