Ricerca 2017 Geologia dell'Ambiente
La distribuzione dell’acqua nella città di Roma: tecnologia e castellum aquae
Leonardo Lombardi; Elettra Santucci; Bruno Leoni
Abstract
Lo studio descrive la tecnologia utilizzata nella distribuzione dell'acqua in ambito urbano nell'antica Roma attraverso particolari strutture idrauliche: i castella aquae. Si distinguono concetti fondamentali. CISTERNE: manufatti in muratura per la raccolta di acque piovane, con pareti rivestite in cocciopesto e prelievo dall'alto attraverso putealia (vere da pozzo). Capacità da pochi m3 a centinaia per intere comunità. SERBATOI: strutture in muratura inserite in un sistema ad alimentazione continua dall'acquedotto, con prelievo gravitario dal fondo. Sempre fuori terra, con pareti di elevato spessore (acqua >6 m) e ingresso dall'alto. CASTELLA AQUAE: piccole camere di raccolta in muratura con locale tecnico per le valvole, elementi di raccordo tra acquedotto e rete urbana. Nel III sec. d.C. Roma riceveva da 11 acquedotti una portata >1 milione m3/giorno (1000 l/abitante/giorno per ~1 milione di abitanti). I castella ripartivano l'acqua in tre quote: 1) lacus pubblici e fontane; 2) usi privati; 3) opere pubbliche. La distribuzione era controllata da dispositivi tarati in bronzo (calices) innestati nel muro del castellum, con incisione della quantità concessa e nome del richiedente. Per impianti termali imperiali (in nomine Caesaris) il passaggio in pressione avveniva con elementi in piombo (fistulae saldate a piastre). (Abstract sintetizzato dal testo)
Bibliografia
Frontino, De aquaeductu urbis Romae; Lanciani R. (1880), studi sugli acquedotti romani; Ciarallo A., De Carolis E. (1999), Pompei oggetti rinvenuti; Dessales H. (2013), Ostia idraulica; Barbaresi (2011), macchine idrauliche operatrici
Localizzazione
Roma; Pompei; Casa del Poeta Tragico; Ostia Antica; Italia
Campania; Lazio

