Ricerca 1998 Geologia dell'Ambiente
Il travertino delle Acque Albule (Tivoli): aspetti geologici ed ambientali
Luigi De Filippis (Geologo libero professionista, Tivoli); Raniero Massoli-Novelli (SIGEA, Università dell'Aquila)
Abstract
L'area estrattiva del Bacino delle Acque Albule, nella pianura sottostante Tivoli a 20 km da Roma, è famosa per i notevoli depositi di travertino coltivati dall'età romana e per le sorgenti idrotermali. Il nome ''travertino'' deriva dal latino tivurtinus; i romani lo chiamavano lapis tiburtinus e Vitruvio lo definì resistente a peso e tempo. Utilizzato dal II-I sec. a.C. come materiale privilegiato dell'architettura romana. Studi: Maxia (1950), Capelli et al. (1987), Pentecost & Tortora (1989), Faccenna et al. (1994), Chafetz & Folk (1984). Il Bacino delle Acque Albule è una depressione recente di ~30 km tra il sovrascorrimento appenninico e il margine tirrenico, limitato a N-E dai Monti Cornicolani-Lucretili-Tiburtini e a S dal Colli Albani. Travertino su area >20 kmq (70% del bacino), spessore medio 60 m max 80 m. Termalità anomala 22,5°C con risorgenze di fluidi sovrassaturi in CO2 e H2S. 3 banconi principali separati da livelli argillosi bruni. Litoidi (cave dal periodo romano) ricoperti da ''testina/cappellaccio'' spugnoso 5-8 m. Subsidenza ≥200 m in <400 ka.
Bibliografia
MAXIA (1950). CAPELLI et al. (1987). PENTECOST & TORTORA (1989). FACCENNA et al. (1994). CHAFETZ & FOLK (1984). VITRUVIO. SIGEA. Università dell'Aquila.
Localizzazione
Bacino delle Acque Albule (Tivoli, Roma, Lazio); Cava Giansanti
Lazio

