Ricerca 2014 Geologia dell'Ambiente
A proposito dell’ILVA di Taranto: è possibile produrre acciaio inquinando meno?
Giorgio Nebbia
Abstract
L'articolo affronta il "caso Taranto" e il grave inquinamento provocato dallo stabilimento siderurgico Ilva ex Italsider, chiedendosi se sia possibile produrre acciaio con minore impatto ambientale. Dopo una sintesi storica della metallurgia del ferro (dal ferro ottenuto con carbone di legna ai convertitori Bessemer, Martin, Siemens, al processo all'ossigeno, al forno elettrico), si descrive il ciclo siderurgico integrale seguito a Taranto: trasporto e deposito delle materie prime (minerali di ferro, carbone), cokeria con emissioni di IPA e benzopirene, agglomerazione (diossine e benzofurani), riduzione negli altiforni, conversione della ghisa in acciaio, formazione di loppe e residui solidi destinati a discariche. Tale ciclo, vecchio di 50 anni e con capacità produttiva di circa 10 milioni di tonnellate/anno, è altamente nocivo per lavoratori e popolazione. Il vice commissario Edo Ronchi ha proposto di ricorrere al metano come agente riducente del minerale (preriduzione), processo già utilizzato per circa 60 milioni di tonnellate/anno nel mondo, che ridurrebbe l'inquinamento ma comporta problemi di costi, tecnologia (modifiche delle strutture portuali, dell'acciaieria) e opposizioni delle organizzazioni del carbone. L'autore auspica un'analisi interdisciplinare delle conoscenze sulla preriduzione, una vera valutazione di impatto ambientale partecipata e considera l'idea già di per sé uno stimolo al dibattito e alla speranza per un futuro in cui Taranto conservi tradizione industriale e occupazione riducendo i danni ambientali. (Abstract sintetizzato dal testo)
Localizzazione
Taranto; Italia
Puglia

