Ricerca 2005 Geologia dell'Ambiente
La delocalizzazione come misura preventiva: condizioni di fattibilità ed efficacia
Menoni S.; Pesaro G.
Abstract
La ricerca di un sito ideale per insediare una città, privo di qualsiasi minaccia da rischi naturali o tecnologici, non ha mai dato esito totalmente soddisfacente. Diventa sempre più importante definire distinzioni tra luoghi rispetto ai fenomeni pericolosi presenti e ricercare condizioni locali tali da minimizzare l'impatto sulle comunità. Il contributo esplora il tema della delocalizzazione, ovvero del trasferimento di beni e attività da zone ad alto rischio ad altre più sicure, come misura preventiva di pianificazione territoriale. Vengono distinti quattro processi: 1) trasferimento forzato per grandi opere (es. dighe in Asia); 2) delocalizzazione forzata in emergenza prolungata (Pozzuoli-Monteruscello bradisismo 1970; tribù Ayta vulcano Pinatubo Filippine 1991); 3) ricostruzione su altro sito dopo disastro; 4) delocalizzazione preventiva (programma FEMA dopo alluvione Mississippi 1993, 10.000 proprietà delocalizzate). In Italia: L. 445/1908 Basilicata e Calabria, L. 267/1998, LR Emilia Romagna 25/2001 (alluvioni 2000-2002), LR Val d'Aosta 11/2002, Delibera Campania 2145/2003 zona rossa Vesuvio, Piano d'Area Malpensa Lombardia. Viene proposto un metodo di valutazione articolato su sei criteri: rendimento, fattore tempo, sostenibilità finanziaria, applicabilità, accettabilità sociale e vincolo di dipendenza dal territorio. Applicazione al caso lombardo: 288 comuni con meno dell'1% di residenziale esposto e meno di 10.000 mq esposti a fenomeni di alta criticità. Caso locale Sondrio: nucleo residenziale esposto a valanga (TR 30 anni: 1,280 milioni Euro vs opera paravalanghe 1,778 milioni).
Bibliografia
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Localizzazione
pp. 23-33, n. 3/2005
Campania; Valle d'Aosta; Stati Uniti

