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“Affinché l’Italia smetta di franare quando piove”: i Contratti di Fiume per uscire dalla cultura del rischio e dell’emergenza
Ricerca 2013 Geologia dell'Ambiente

“Affinché l’Italia smetta di franare quando piove”: i Contratti di Fiume per uscire dalla cultura del rischio e dell’emergenza

Massimo Bastiani
Abstract
L'articolo (privo di abstract esplicito) analizza la situazione italiana del dissesto idrogeologico e propone i Contratti di Fiume come strumento per uscire dalla cultura dell'emergenza. La crisi globale e sistemica è connessa alla debolezza del modello di sviluppo italiano: degrado dei suoli, abbandono del territorio, cementificazione degli alvei, costruzione nelle aree golenali, esodo dalle montagne, abbandono delle tecniche tradizionali di gestione di boschi, suoli e fiumi. Dal 1950 ad oggi sono stati spesi oltre 200 miliardi di euro per riparare danni da calamità naturali, mentre sarebbe bastato il 20% di tale cifra in opere di manutenzione preventiva. Il Ministro Clini stimava 1,5-2 miliardi/anno per 15 anni come fabbisogno per la messa in sicurezza. Negli ultimi 40 anni è stata cementificata un'area pari a Lombardia, Liguria ed Emilia (8.500 ha/anno), con il consumo di suolo che potrebbe raggiungere i 75 ha/giorno nel 2020. La superficie agricola è passata da 18 a 13 milioni di ettari. I Contratti di Fiume costituiscono un approccio partecipativo, multilivello e integrato per la gestione dei bacini fluviali, e rappresentano un'inversione di tendenza dalla cultura dell'emergenza a quella della prevenzione.
Localizzazione
Italia; Lombardia; Liguria; Emilia
Liguria; Lombardia
Informazioni
RivistaGeologia dell'Ambiente
Numero1/2013
Anno2013
AutoriMassimo Bastiani