
a cura di Giacomo Milazzo
La natura a volte è spietata, a volte truculenta, ma non è mai banale.
Specialmente quando gioca sporco.
«Questo libro non è una galleria degli orrori, anche se troverete cose che vi faranno prudere senza motivo. È un tentativo di raccontare il parassitismo per quello che è davvero: un laboratorio evolutivo, una dimostrazione continua di quanto la vita sia disposta a piegarsi, contorcersi e reinventarsi pur di preservarsi»
Barbascura X
«(…)l’atteggiamento predatorio (o appunto parassitario) che la nostra specie
esercita sul pianeta, drenandone le risorse senza curarsi delle conseguenze e plasmandolo spietatamente per rispondere ai propri bisogni(…)»
Willy Guasti
«se non hai già letto il libro, ti incoraggio a farlo.
In mezzo a un pochino di schifo ci troverai anche tanta fragile bellezza»
Willy Guasti
Un libro che, tra le moltissime cose, «ci dice quanto poco siamo interessati alla relazione con animali rispetto ai quali non abbiano direttamente a che fare da un punto di vista economico» e ci ammonisce come quello che la nostra specie esercita da sempre sul pianeta è predatorio e parassitario, consumando le risorse come fossero infinite e adattandolo ai propri bisogni.
Charles Darwin, che pure aveva studiato per anni i cirripedi, delle forme parassite appunto, in una lettera del 1860, ad un anno dalla pubblicazione della prima edizione de “L’origine”, e spedita al botanico statunitense Asa Grey, scrive: «Non riesco a convincermi che un Dio benevolo e onnipotente avrebbe creato appositamente gli Ichneumonidae con l’espressa intenzione di nutrirsi all’interno dei corpi vivi dei bruchi». E ciò facendo descrive ottimamente il suo stupore e la sua perplessità di fronte a tanta violenza, solo in apparenza gratuita! Oggi sappiamo che la severità di Darwin era, ancorché giustificata filosoficamente e per l’epoca, eccessiva: sappiamo ad esempio che è grazie moltissime specie parassite che la crescita e la diffusione dei loro ospiti viene controllata, anche artificialmente, visto che questi ospiti sono spesso un flagello per le piante che coltiviamo a scopo alimentare: non attirano soltanto noi ma sono prese d’assalto anche da una folla di piccoli organismi. Ci sono le larve di diversi insetti, tra cui coleotteri e lepidotteri, che divorano gli ortaggi destinati alla nostra tavola; e ci sono afidi e cocciniglie, che succhiano la linfa di piante commestibili e ornamentali, compromettendole spesso in modo irreversibile.
I parassiti sono tra quelle realtà che preferiamo ignorare: li associamo a malattie, disgusto e infestazioni, e il nostro primo impulso è liberarcene. Eppure, trascurarli significa perdere di vista uno dei fenomeni più sorprendenti della natura. In questo libro l’Autore ci accompagna quindi dentro un universo biologico complesso e affascinante, dove organismi liquidati come parassiti (non che non lo siano ma in tal caso il termine è il dispregiativo che normalmente si intende) si rivelano invece protagonisti della storia evolutiva, presenti da almeno 5-600 milioni di anni, se non di più, fin dall’origine ad oggi conosciuta della vita animale pluricellulare. Sono loro, infatti, a innescare una continua corsa agli armamenti con i propri ospiti e ad esercitare un’influenza profonda sugli equilibri degli ecosistemi. Tra corpi deformati, manipolazioni estreme e strategie al limite dell’incredibile, questo saggio racconta gli xenomorfi del mondo reale e ci costringe a riconsiderare, con un misto di stupore e disagio, il posto che occupiamo nella natura.
Organismi che incarnano in modo esemplare ciò che oggi definiamo servizio ecosistemico: quell’insieme di benefici che gli equilibri naturali assicurano gratuitamente alla nostra specie, contribuendo al benessere collettivo e alla salvaguardia delle risorse. Il loro compito nel contenere la proliferazione di ospiti altrimenti devastanti costituisce forse il tassello che mancava a Darwin per guardare, come nel suo esempio, ai parassitoidi con minore severità (i parassitoidi sono organismi, per lo più insetti, il cui sviluppo larvale avviene a spese di un solo ospite, che viene sempre ucciso al termine del ciclo vitale). E tra le tante scoperte che la parassitologia, disciplina drammaticamente sempre meno considerata, ha conseguito ce n’è una sorprendente. Se per lungo tempo il primato della diversità animale è stato attribuito agli insetti e, tra essi, ai coleotteri, con le loro oltre 380.000 specie descritte, oggi questa convinzione appare meno salda. Alcuni studiosi hanno infatti avanzato l’ipotesi che il gruppo più ricco non sia quello dei coleotteri, ma quello degli imenotteri. La ragione è che una parte enorme di questi ultimi è formata da specie parassitoidi, spesso minuscole, raffinatamente specializzate e a lungo trascurate dalla ricerca. Le loro dimensioni minime e i cicli vitali intricati le rendono creature difficili da osservare e da studiare; ed è anche per questo che, in larga misura, restano ancora un continente biologico da esplorare. Estinzione di massa compresa ovviamente, che evidentemente riguarda anche loro.
E a proposito di cicli una delle cose che più mi ha colpito è il ciclo di vita della maggior parte di questi organismi, che passa spesso attraverso più ospiti intermedi e altrettanto spesso anche noi fungiamo da ospiti, magari definitivi.
Tanto per fare un esempio, seguiamo quello di uno di loro, un verme piatto, che è ovviamente raccontato con dovizia nel libro. Questo verme da solo potrebbe causare la più vasta infezione da vermi parassiti in vacche e pecore (a livello globale tra il 30 e il 90 per cento del bestiame domestico di questo tipo potrebbe risultare infetto).
Una volta arrivate in acqua (vedremo come), le sue uova si schiudono in una decina di giorni, liberando il parassita che non si nutre ma, grazie alle ciglia che lo ricoprono, inizia ad andarsene in giro, nuotando in cerca di una chiocciola d’acqua dolce, una qualsiasi tra la trentina di specie che può parassitare: è di bocca buona e il non essere specializzato lo ha reso così di successo, a livello planetario!
Appena la trova scava nei tessuti della chiocciola e si incista in forma di sacco, senza bocca né sistema digerente, ma in grado di nutrirsi ed espellere i rifiuti attraverso la membrana che lo riveste.
Nel frattempo, dentro il sacco, si producono e maturano i parassiti in uno stadio larvale che, una volta lasciato il sacco “materno” iniziano a muoversi dentro la chiocciola e, come non bastasse, possono riprodursi tra loro generando altre larve. Ma queste stesse evolvono in vari stadi e arriva il momento in cui si generano larve più complesse (cercarie) che, sempre scavando nei tessuti della chiocciola, raggiungono l’esterno e quindi l’acqua, dove iniziano a nuotare per mezzo di contrazioni muscolari e una piccola coda.
In genere il tuffo in acqua è notturno e si stabiliscono sulle piante che sono immerse appena sotto il livello dell’acqua. Quindi perdono la coda e aspettano. A volte si incistano e vanno a fondo. Cosa aspettano? Che qualcuno se le mangi o le beva, prima o poi accadrà.
A questo punto le larve evolute ingerite riprendono a scavare e, in questo caso, si installano nel duodeno, morso dopo morso.
Allo stadio di adulti (3 cm di vermetto…) si trovano nei dotti biliari, dove si accoppiano (che te lo dico a fare?) e producono uova, che trasportate con la bile, arrivano all’intestino e da qui vengono liberate nell’ambiente esterno. E si ricomincia.
Un particolare sugli adulti: sono ermafroditi e possono accoppiarsi con qualsiasi individuo della loro specie che incontrino. Non c’è nessuno? Poco male, sono in grado di autofecondarsi. Il tutto a vantaggio di una variabilità genetica importante che genera individui resistenti ai farmaci, che trasmetteranno alla prole questo tratto.
E questo descritto non è nemmeno uno dei più complicati.
La complessità di questo ciclo, se non è, tra i milioni, un esempio di meravigliosa combinazione evolutiva di “caso e necessità”, non saprei proprio che altro dire.
L’evoluzione per selezione naturale non finirà mai di sorprendermi.
I laureandi in biologia o scienze naturali dovrebbero mettere questo libro accanto al testo di Zoologia. Scritto con perizia, semplicità, cura e molta simpatia, è zeppo di aneddotica e curiosità, grilli che si suicidano affogandosi, granchi che cambiano sesso, formiche decapitate, animali che prendono il posto della lingua dei pesci, solo un assaggio di quel che si racconterà nel libro e legato al mondo dei parassiti.
Un’altra nota
La narrativa scientifica del libro supera la descrizione minuziosa dello stile di vita e delle azioni delle dozzine di parassiti raccontati, e lo fa evidenziando il loro ruolo fondamentale negli ecosistemi. L’Autore traccia un percorso storico che parte dai pregiudizi filosofici e culturali che hanno a lungo relegato questi organismi a rappresentare una scomoda presenza fino al riconoscimento contemporaneo della loro importanza ecologica.
La parassitologia è stata per secoli vittima di una visione antropocentrica e moralista: dalla perplessità di Darwin di cui s’è scritto in precedenza alla definizione che, ancora nel 1880, Edwin Ray Lankester dava della regressione allo stadio larvale dei parassiti, definendolo «peccato evolutivo». Facendo, va detto, una gran confusione e nonostante l’uso, ancora allora diffusissimo, dei salassi fatti da sanguisughe, i parassiti per antonomasia. Ancora nel 1948, Alexander Skutch definiva il parassitismo «il grande male della vita».
Questa lunga storia di incomprensione inizia a cambiare solo nella seconda metà del Novecento. John Haldane, uno degli evoluzionisti più importanti del XX secolo, nel 1949, fu tra i primi a riconoscere il ruolo delle malattie parassitarie nella selezione naturale e nella speciazione, nella competizione per le stesse risorse.
L’Autore sottolinea come fino agli anni Settanta la parassitologia sia stata guardata con indifferenza dai biologi evoluzionisti ed è stata la crescente multidisciplinarietà delle scienze naturali che ha radicalmente cambiato questo tipo di approccio. Oggi sappiamo che i parassiti «hanno un peso non indifferente in natura» e che «un parassita può condizionare l’evoluzione dell’ospite e viceversa»: casi da manuale di coevoluzione. E, non ultimo, evoluzionisti del calibro di Richard Dawkins o Edward Wilson hanno spesso usato il parassitismo per dibadire che la natura, con o senza la “n” maiuscola, non è un ente morale, come già aveva ben definito il filosofo scozzese David Hume.
La moderna comprensione ecologica riconosce nei parassiti componenti essenziali della rete di interazioni tra organismi, rendendo quindi giustizia alla complessità della rete di interazioni che intercorrono tra gli organismi, tutti nessuno escluso, di un ecosistema
La conclusione è quasi ovvia. Per quanto ridotto ad una manciata di ricercatori, lo studio dei parassiti oggi è in piena attività, non solo per il loro impatto sugli ecosistemi ma anche per la loro importanza a livello di conservazione. Si tratta di un riconoscimento recente: fino a poco tempo fa l’attenzione scientifica era rivolta quasi esclusivamente ai parassiti problematici per l’uomo e il cambiamento di paradigma è stato dovuto soprattutto alla scoperta che è possibile usare e coltivare parassiti specifici per controllare la diffusione di altri parassiti dannosi.
Il messaggio ecologico del libro è chiaro: i parassiti non sono degenerazioni evolutive o errori della natura, ma attori fondamentali della biodiversità, modellati dalla selezione naturale esattamente come gli altri organismi e indispensabili per comprendere la complessità della vita.
Willy Guasti

Willy Guasti (Prato, 1991) si è laureato in Scienze Naturali all’Università di Firenze con una tesi sui dinosauri. Di lavoro fa il divulgatore scientifico: è stato volto di Focus TV, ha collaborato con diverse realtà museali italiane legate al mondo delle scienze naturali (come le Università di Bologna e Firenze, il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, il MUSE di Trento, il CESTHA – Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat e il Museo Egizio di Torino) ed è stato autore per vari programmi su DMAX. Gestisce Zoosparkle, uno dei progetti dedicati ad animali, evoluzione e paleontologia più seguiti in Italia. Autore di “il Coccodrillo ha il cuore tenero” (Rizzoli, 2022) e “Dinosauri Eccellenti” (Gribaudo, 2024); a giugno 2025 è uscito il suo terzo libro (Tomodachi Press, 2025).
Le pulci…
INDICE
Prefazione
di Barbascura X
Capitolo 1
11 Una lunga, scomoda storia
Capitolo 2
23 Storia naturale dei parassiti
Capitolo 3
39 Vermi solitari (ma non troppo)
Capitolo 4
55 Grattacapi pericolosi
Capitolo 5
69 Una vita sotto pressione
Capitolo 6
85 Il parassita ti ha mangiato la lingua?
Capitolo 7
95 Come fare suicidare un grillo e scamparla
Capitolo 8
107 Vampiri di casa nostra
Capitolo 9
127 Spine nel fianco superstar
Capitolo 10
141 Dare una mano (a volte molte di più)
Capitolo 11
151 Acaro a chi?
Capitolo 12
173 Come ti femminizzo il granchio
Capitolo 13
185 Un insopportabile ronzio
Capitolo 14
199 Yo-ho-ho, e una bottiglia di sangue
Capitolo 15
213 Vengono fuori dalle fottute cuticole!
Capitolo 16
229 Abbiamo bisogno dei parassiti?
247 Epilogo
253 Ringraziamenti
